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19 Dicembre 2019 - 10:03
Assolutamente no! Lo testimonia la seconda foto dove, come si può osservare, il parco orsacchiotti di mia mamma comprende anche un’orsetta rosa con un naso anomalo a cuore – che è forse la sua preferita, insieme al vicino goloso panda che è evidentemente nero (sia pure con la faccia bianca) ed è notoriamente cinese. Il cane rugoso alle loro spalle è altrettanto indifferente al colore degli orsi.
La foto 3 è un’ulteriore testimonianza dell’universalità che caratterizza l’amore di mia mamma per gli orsacchiotti. In primo piano infatti c’è un orso rosso e giallo (romanista? catalano? siciliano?) con un vistoso ombelico in rilievo (quello che in inglese si definisce un outie navel) particolarmente attratto da un’elefantessa obesa che lo sta accogliendo a braccia aperte.
Un’elefantessa? – si chiederanno i puristi dell’orsacchiottismo. Come può un’elefantessa rientrare nella categoria degli orsacchiotti? Non è nemmeno un peluche! È un’elefantessa glabra, rosa, fragile, cosa c’entra con gli orsi?
Ingenui! Nella zoologia orsacchiottesca c’è posto per tutti, ogni animale può diventare orsacchiotto ad honorem ed essere arruolato: anche un topo (foto 4), nonostante il suo evidente stato di alterazione alcoolica e l’ambiguo papillon multicolore con i colori forse della pace o forse della bandiera gay.
Pensate che trasformare un topo in un orso sia troppo? Ingenui! Vuol dire che avete dimenticato come anche il Maestro Guccini già a suo tempo in Van Loon abbia detto di aver visto «che anche un topo sa ruggire». E d’accordo, gli orsi non ruggiscono ma insomma il concetto è quello.
Non siete ancora convinti? Un’occhiatina alla foto 5, prego!
Qui il concetto di orsacchiotto si applica non solo all’orsetta sullo sfondo - come è logico – ma anche ai due animali in primo piano, niente meno che un’oca e un drago, entrambi evidentemente imparentati come dimostra il ciuffo sulla testa che caratterizza tanto lei quanto lui. Se tra l’oca e il drago ci sia un legame più forte dell’amicizia, non sono riuscito a capirlo.
E sì che li vedo praticamente ogni giorno. Gli orsacchiotti sono parte integrante della sbadanza. Toccarli, spostarli, abbracciarli, passarli a mia mamma perché si addormenti con in braccio uno di loro. Che a volte, poi, con un orsetto in braccio mi addormento anche io.
E comincio a sognare la migrazione degli Indoeuropei.