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17 Gennaio 2026 - 10:37
Immagine a scopo didascalico generata con il supporto dell'AI. Nel riquadro il prefetto
L'allarme per i furti in abitazione, in Valgrana, era scattata alla vigilia di Natale. Una sequenza di segnalazioni che aveva rapidamente alimentato la preoccupazione tra i residenti, trasformando il passaparola su Whatsapp in vere e proprie perlustrazioni spontanee.
A distanza di tre settimane arriva però un richiamo netto da parte del prefetto Mariano Savastano: «La sicurezza fai da te è pericolosa e vietata. Le ronde non sono ammesse».
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Il rischio, spiega il rappresentante dello Stato, è duplice: da un lato l’incolumità di cittadini che, senza alcuna formazione, possono trovarsi faccia a faccia con malviventi armati; dall’altro le conseguenze penali di iniziative che esulano completamente dal perimetro della legalità.
A raffreddare il clima vengono forniti i dati ufficiali. Nei giorni dell’“allarme furti” in valle Grana, le denunce formalmente presentate sono state tre. Restano escluse le numerose tentate effrazioni non segnalate ai Carabinieri, ma il quadro complessivo restituisce l’immagine di una percezione di insicurezza «non proporzionata ai fatti denunciati».
Un elemento che ha spinto la Prefettura a intervenire non solo per vietare le ronde, ma anche per indicare le alternative legali e realmente efficaci.
Nel nostro ordinamento le forme di sicurezza partecipata sono due:
le associazioni di osservatori volontari
i controlli di vicinato
Le prime, introdotte da un decreto del 2009, prevedono paletti molto rigidi: gruppi di massimo tre persone, niente armi, veicoli, cani o simboli riconducibili alle forze dell’ordine, nessuna appartenenza politica o precedenti penali. Un modello virtuoso è quello dei City Angels, attivi da trent’anni e convenzionati, ad esempio, a Novara nell’area della stazione. Un percorso però lungo e burocraticamente complesso, che oggi non registra esperienze attive in provincia.
Più immediata ed efficace è invece la seconda strada, quella dei controlli di vicinato. In questo senso fa scuola l’esperienza di Mondovì, dove una convenzione stipulata alcuni anni fa è in fase di rinnovo proprio in questi giorni.
«Punto soprattutto sul controllo di vicinato», sottolinea Savastano. La formula è snella: basta un accordo tra sindaco e prefetto. I residenti di una via o di un quartiere si organizzano in un gruppo – spesso tramite Whatsapp – per segnalare movimenti sospetti, auto insolite o presenze anomale. Le segnalazioni non diventano mai intervento diretto: vengono convogliate a un coordinatore formato dalle forze dell’ordine, unico referente autorizzato a contattare Polizia o Carabinieri. Nelle zone interessate viene inoltre installata una segnaletica dedicata: un deterrente semplice, ma spesso efficace.
La sicurezza non riguarda solo le abitazioni. Il prefetto annuncia l’invio di una circolare ai sindaci e richiama anche i commercianti a fare la propria parte. «In molti casi – spiega – le misure di sicurezza passive non sono adeguate». Impianti di allarme collegati alle centrali operative, illuminazione e videosorveglianza possono fare la differenza.
Il tema è stato al centro anche di un incontro con Federalberghi, Confcommercio e la federazione dei locali da ballo. La prossima settimana, al Centro incontri della Provincia, è inoltre in programma un appuntamento dedicato alla sicurezza degli eventi pubblici, tornata drammaticamente d’attualità dopo la strage di Crans Montana.
Il messaggio finale è chiaro: la sicurezza si costruisce insieme, ma solo dentro le regole.
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