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17 Gennaio 2026 - 16:27
Immagine realizzata con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
La Casa circondariale di Vercelli al centro di un episodio di violenza. Lo denuncia Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che da notizia proprio di quanto accaduto nel pomeriggio del 14 gennaio: “un detenuto, già sottoposto al regime di sorveglianza particolare ex art. 14 bis O.P. per i suoi violenti precedenti, ha appiccato il fuoco al materasso nella propria cella, il che ha immediatamente generato una densa e tossica coltre di fumo che si è propagata nell’intera semisezione. Nonostante la scarsa visibilità e l’imminente pericolo, gli agenti di Polizia Penitenziaria sono intervenuti prontamente, riuscendo a domare le fiamme con un secchio pieno d’acqua e scongiurando così il propagarsi delle fiamme. Durante l’operazione, entrambi i Baschi Azzurri hanno inalato una considerevole quantità di fumo”. Non contento, il detenuto responsabile, che era stato accompagnato in infermeria a sua tutela, si è proditoriamente scagliato, senza ragione alcune, contro altri Agenti.
“La situazione è davvero al colmo”, prosegue il sindacalista. “Oggi le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria svolgono servizio all’interno delle sezioni detentive completamente disarmati e le aggressioni hanno raggiunto picchi inaccettabili. Chi aggredisce un membro delle Forze di Polizia attacca lo Stato, e la risposta deve essere ferma, per evitare emulazioni e per la tutela della stessa incolumità fisica degli Agenti. Serviva e serve, quindi, qualcosa per fronteggiare le continue aggressioni contro i Baschi Azzurri, quotidianamente impegnati nella “prima linea” delle sezioni detentive delle carceri della Nazione. Per queste ragioni, il SAPPE ritiene che questa sperimentazione per dotare anche la Polizia Penitenziaria dello spray al peperoncino, per altro di libera vendita e comprato da migliaia e migliaia di cittadine e cittadini per la loro difesa, sia utile prima ancora che necessaria. Si tratta di uno strumento non violento, utile per gestire persone non collaborative, spesso in stato di alterazione o in condizioni pericolose, come frequentemente accade in carcere. Ma, evidentemente, per chi si è detto contrario ‘a prescindere’ a queste sperimentazioni – che il carcere lo conoscono probabilmente solo tramite le voci dei detenuti – questa tutela non deve essere garantita alla Polizia Penitenziaria”, conclude Santilli.
Il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece ha condannato il grave episodio nel carcere di Vercelli. Sottolinea che la forte presenza di detenuti stranieri e con disturbi psichiatrici rappresenta un problema serio per la sicurezza delle carceri italiane. Evidenzia come il personale di Polizia Penitenziaria sia esausto a causa delle continue aggressioni e criticato l'assenza di soluzioni da parte delle Autorità competenti, chiedendo interventi urgenti per gestire meglio questa situazione aggravata dalla chiusura degli O.P.G. e dalle poche espulsioni dall’Italia. Negli ultimi anni, il numero di detenuti stranieri e con disturbi psichici e comportamenti violenti è in forte crescita. Per questo motivo, “il SAPPE torna a chiedere con forza al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) di intervenire con urgenza, adottando misure concrete per garantire la sicurezza del personale e la tenuta del sistema”, commenta Capece. “Anche il carcere di Vercelli non può diventare la sede di smistamento per i detenuti ingestibili d’Italia. Il DAP deve assumersi le proprie responsabilità e fornire risposte chiare e immediate, a tutela della sicurezza di chi ogni giorno indossa con sacrificio e onore l’uniforme della Polizia Penitenziaria”.
Capece esprime vicinanza e solidarietà ai poliziotti penitenziari di Vercelli e sottolinea la necessità di una riorganizzazione nazionale complessiva dei circuiti detentivi: “il Corpo garantisce legalità e sicurezza negli istituti penitenziari, favorendo la rieducazione dei detenuti grazie a professionalità e umanità, evidenziando come un carcere sicuro, attento al reinserimento sociale e al contrasto delle attività illecite contribuisce alla sicurezza nazionale secondo i principi costituzionali”. “Ma per continuare a farlo”, conclude il leader storico del SAPPE, “servono uomini e risorse, anche normative. Il SAPPE riconosce una maggior attenzione di questo Governo e dell'Amministrazione Penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”.
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