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10 Marzo 2026 - 14:04
immagine di repertorio
Sarebbe stata la vendetta di una donna a portare all’arresto e poi al processo un uomo di Bene Vagienna, M.A., trovato in possesso di 139 grammi di marijuana nell’ottobre del 2023 a Fossano dai Carabinieri. Questo, almeno, è quanto afferma l’imputato, che ora rischia una condanna per spaccio. La Procura gli contesta anche il porto d’arma, un coltellino multiuso che era stato ritrovato nella sua auto.
Sull’auto che l’accusato guidava quella sera i Carabinieri avevano rinvenuto la droga sotto un sedile. Era stato il guidatore stesso, ha ricordato un brigadiere intervenuto, a consegnarla. L’appostamento in piazza Dompè era partito da una precedente “soffiata” di un informatore. Poco prima di avvicinarsi alla station wagon i militari avevano visto una donna, con un cappuccio sul volto, allontanarsi in fretta e dileguarsi su via Marconi.
La notte successiva, intorno alle 3, su una strada poco distante dal luogo dell’arresto era stato fermato un altro soggetto, un cittadino albanese con precedenti penali: era ospite in quei giorni del benese nella sua abitazione.
Solo dieci giorni prima, il 13 ottobre 2023, M.A. e l’amico erano stati sottoposti a un controllo stradale: sull’auto c’era anche una donna di nazionalità marocchina. A bordo del veicolo, in quell’occasione fermato a Narzole, erano stati trovati due bilancini elettronici, ricetrasmittenti, uno smartphone Apple avvolto in carta stagnola e intestato al proprietario dell’auto.
La droga trovata a Fossano, sostiene quest’ultimo, sarebbe stata lasciata proprio dalla donna che era presente in quell’occasione. Lui avrebbe cercato di restituirla, senza però riuscirci.
Una versione che non ha convinto il pubblico ministero Luigi Dentis: «Risulta abbastanza difficile ipotizzare che un quantitativo così importante di stupefacente possa essere sfuggito al primo controllo. Se la droga fosse stata lì, non si capisce come mai non si siano liberati dello stupefacente in seguito».
Per l’imputato la richiesta di pena è fissata in nove mesi e 2.500 euro di multa.
«Non ha mai negato di aver detenuto per poche ore una sostanza stupefacente», sottolinea il difensore dell’uomo, l’avvocato Nicola Ferrua Magliani, ammettendo anche che «la maggior parte delle persone se ne sarebbero disfatte o avrebbero chiamato le Forze dell’ordine».
Tuttavia, ricorda il legale, nella perquisizione domiciliare non era stato rinvenuto nulla se non un bilancino, la cui presenza era giustificata dall’attività lavorativa dell’indagato. «Non è inverosimile che la donna abbia nascosto la droga in macchina, probabilmente dopo essere stata rilasciata dai Carabinieri. Avrebbe avuto tutto il tempo di farlo», sostiene la difesa.
Ad avvalorare l’ipotesi sarebbero alcuni vocali in cui l’“amica”, che ha precedenti penali, avrebbe affermato di volersi vendicare e proferito frasi come: «Guarda che se perdo la testa posso farti dei casini». Il verdetto del giudice è atteso per il 23 marzo.
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