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13 Marzo 2026 - 13:28
Si stano moltiplicando ovunque: nelle città, negli spazi pubblici. Il territorio abbonda di "incontri sul referendum"... tutti, inevitabilmente, orientati. "Le ragioni del sì", "Le ragioni del no", le ragioni di una parte o dell'altra. Quando va un po' meglio, il dibattito è un confronto fra le due posizioni.
Mettetevi nei panni di chi è maggiorenne da un anno, o da qualche mese. Una ragazza o un ragazzo, che cerca di capirci qualcosa, su questo benedetto Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Ammesso che voglia farlo e che non si lasci scoraggiare dalla totale e onnipresente polarizzazione del dibattito "SÌ vs NO" che ne stanno facendo le forze politiche. Come può fare? Come può capire non tanto "che cosa votare", ma quantomeno "per cosa si vota"?
I docenti e la dirigenza del Liceo "Vasco Beccaria Govone" di Mondovì hanno avuto una bella idea: un incontro destinato ai neo maggiorenni, di classi quarte o quinte - dunque: elettori, o quantomeno aventi diritto - sulla riforma costituzionale sulla Giustizia.
Il relatore sarà una persona più che mai "sul pezzo": il dott. Ezio Domenico Basso, magistrato monregalese, già sostituto procuratore a Mondovì e oggi procuratore a Lecco, . E non sarà un incontro "di parte", né per sostenere le ragioni degli schieramenti (men che meno di uno dei due).
Ma sarà un incontro neutrale: in cui verranno spiegate, asetticamente e in modo esclusivamente "tecnico", le cose di cui si sta parlando. Ovvero: il funzionamento attuale della carriera dei magistrati e dei giudici, il ruolo e la composizione del CSM, le parti processuali. Nei due scenari: quello attuale, e quello previsto dalla riforma.
Ma si parlerà anche di cos'è un referendum costituzionale, delle differenze tra quest'ultimo (confermativo) e il "classico" referendum abrogativo (con il quorum, che in questo referendum non c'è).
L'incontro non è aperto al pubblico: è destinato a studentesse e studenti. Ed è quasi un peccato, visto quanto ci sarebbe bisogno di occasioni "neutre".
Il titolo dell'incontro è emblematico: "Capire per decidere". Perché è esattamente così che si dovrebbe fare: informarsi, conoscere. Prima capire, poi decidere. E non... "schierarsi" sulla base del proprio orientamento politico, declinare la scelta sul referendum come se fosse uno slogan da condividere, e poi andare a cercare ogni sorta di dichiarazione a sostegno della propria tesi o contro quella "avversaria".
Si sta parlando della Costituzione. È chiaro che votare significa schierarsi: certo. La democrazia è tale proprio perché prevede e consente di avere posizioni diverse. Ma dovrebbe essere nostro il voto - voto informato - a dirci da che parte stiamo. E non la parte in cui stiamo a dirci ciò che dobbiamo votare.
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