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Ha un'emiparesi dalla nascita, ora sogna le Olimpiadi

La sfida di Edoardo, primatista paralimpico della velocità: «Ho una parte del corpo più debole, il mio obiettivo è andare sempre più veloce»

Ha un'emiparesi dalla nascita, ora sogna le Olimpiadi

Edoardo Cavallero

Un’ipossia, ovvero una carenza di ossigeno al cervello, prima della nascita gli ha causato una parziale perdita di controllo motorio sul lato destro del corpo e una diagnosi di emiparesi. Detto così sembra un limite pressochè invalicabile per fare sport e competere ad alti livello. Per Edoardo Cavallero, invece, è diventata il punto di partenza di una sfida quotidiana che lo ha portato una settimana fa firmare il nuovo record paralimpico italiano nei 60 metri indoor categoria T37, con un 8"01 sul cronometro.

Classe 2005, di Bene Vagienna, Edoardo fa sport da sempre. Da bambino ha iniziato in piscina per la riabilitazione, poi il basket, dove è cresciuto rapidamente anche in altezza, riuscendo a competere alla pari con i coetanei. Con il tempo, però, l’agonismo e la tattica hanno reso più evidente il suo “lato debole”. Da lì la scelta dell’atletica paralimpica, che si è rivelata decisiva. I risultati sono arrivati subito, scardinando nel settore record che resistevano da decenni. Nel 2025 ha vinto il titolo di campione italiano T37 sui 100, 200 m e 60 m, partecipando in estate anche agli Handisport Open di Parigi. 

Il record e il cambio di passo

Il nuovo primato nei 60 indoor è arrivato in un momento speciale della sua carriera. «È un momento molto positivo – ci racconta Edoardo – anche perché ho cambiato allenatore e pista di allenamento. È una prova che è andata molto bene e ha reso felici me e il mio coach».

Da quest’anno si allena con Luca Candela, specialista della velocità dell’Atletica Mondovì, sulla pista “Fantoni-Bonino” del Beila. Il cambio sta già dando risultati concreti.

Il sogno è a cinque cerchi

Nel mirino c’è un obiettivo ambizioso, ma comunque tutt’altro che irraggiungibile: le Paralimpiadi di Los Angeles. «È un traguardo duro e difficile – spiega – ma credo sia possibile se continuo ad allenarmi così. Il mio obiettivo? Andare più veloce che posso».

Il coach Candela è quello che detta i tempi: «Scendere sotto gli 8 secondi sui 60 metri è alla portata. A breve avremo gli Italiani indoor e quello sarà uno step fondamentale. Abbiamo iniziato un bel lavoro: ci sono ampi margini di miglioramento soprattutto sulla partenza, che è un settore cruciale in questo tipo di gare».

La selezione per le Paralimpiadi è paradossalmente più serrata per la Federazione italiana che non per quella mondiale. L'Italia, per l'atletica, convoca tendenzialmente chi è nella top 8 della propria categoria, a prescindere dai "tempi minimi" richiesti.

Il percorso di Edoardo è fatto anche di grande attenzione fisica. Deve svolgere un lavoro lungo e particolareggiato per rinforzare e proteggere i muscoli della parte destra del corpo, più vulnerabili e soggetti agli infortuni. Un impegno costante che fa parte della sua quotidianità da atleta.

Studio e sport, una doppia sfida

Oltre alla pista, c’è anche l’università. Edoardo frequenta il corso di laurea in Scienze Motorie a Cuneo.

«L'ho scelto perché sono profondamente interessato allo sport in tutte le sue sfaccettature. Conciliare studio e allenamenti non è sempre semplice, ma credo che con impegno, dedizione e passione nulla sia impossibile». Neanche quella parola che comincia per "O" e fa rima con «cinque cerchi». 

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