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15 Febbraio 2026 - 13:05
Foto FISI AOC
C’è un momento, nelle Olimpiadi, in cui il tempo smette di essere solo cronometro e diventa storia. A Lago di Tesero, nella culla della Val di Fiemme, l’Italia dello sci di fondo vive il suo momento magico in una giornata di sole luminoso: bronzo olimpico nella staffetta 4x7,5 km maschile, proprio nella gara attesissima di oggi, domenica 15 febbraio.
E dentro quella medagli c’è un nome che nel Cuneese rimbalza già come un’eco: Martino Carollo, classe 2023, da Borgo San Dalmazzo.
La formazione azzurra è quella annunciata: Graz–Barp–Carollo–Pellegrino, con Martino terzo frazionista. Due frazioni in tecnica classica e due in tecnica libera.
Ottima la prima frazione del sappadino Davide Graz capace di consegnare il testimone a Elia Barp in terza posizione. Prima la Norvegia. Il 24enne veneto ha tenuto botta, passando a Martino il pass del terzo posto. La Norvegia intanto se ne è andata con Hedegart. Il borgarino non è riuscito a tenere le code del francese Deslonges (già doppio argento in queste Olimpiadi). Bagarre vera, con Martino troppo generoso e costretto a cedere alla foga anche del finlandese Ruskanen. Un ritardo ampio, purtroppo, più di 20 secondi dalla Finlandia. Quarto posto provvisorio e testimone ceduto al mito Federico Pellegrino, ultimo frazionista
Chicco non ci sta. Gestione, coraggio, tattica e un recupero magistrale! L'ultimo giro è stato un testa a testa tra Pellegrino e Anttola, con uno sprint finale con il cuore in mano. E Pellegrino è stato magistrale, con un'ultima salita devastante. Portando la sua squadra alla medaglia olimpica.
L’Italia è bronzo, dietro alla Francia. Davanti, la “legge della Norvegia” resta scritta e inviolabile: lo squadrone scandinavo, con Johannes Høsflot Klæbo (9 ori olimpici) faro e motore, fa valere pronostici e potenza, centrando un oro pronosticato e indiscutibile.
"Ho cercato di fare il meglio possibile, è stata dura. Mi sono fatto prendere dalla foga a seguire il francese e l'ho pagata nel secondo giro. Ho tenuto duro, cercando di perdere il meno possibile e consegnare a Chicco la possibilità di recuperare. Ho sempre creduto in questa medaglia. Emozione unica!", le parole di Martino Carollo a fine gara.
Il bello è che questa non è una favola spuntata dal nulla: Martino si era già preso la scena con un 7° posto nella 10 km in tecnica libera, miglior italiano e miglior gara della carriera, risultato che lo aveva lanciato come candidato forte per la staffetta. E oggi, nella gara delle gare, quella crescita è diventata podio e immortalità olimpica.
Nel Cuneese, qualcuno penserà inevitabilmente a Stefania Belmondo — e non per fare paragoni scomodi, ma per sentire di nuovo quella scintilla addosso. Perché certe medaglie non sono solo metallo: sono un territorio che si riconosce, una valle che si mette in fila davanti a uno schermo, un ragazzo che diventa “nostro” nel senso più bello possibile.
Oggi la staffetta era un appuntamento segnato in rosso, un ritorno alle medaglie olimpiche dopo 20 anni. Ed è diventata una pagina da incorniciare. E tra i nomi in fondo, scritti in grande, c'è anche quello di Martino Carollo.
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