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15 Gennaio 2026 - 11:39
Nell'articolo sono visibili sia le immagini rielaborate con IA sia gli originali
Da quando esiste l'intelligenza artificiale stiamo vedendo proliferare sui social immagini e video di ogni tipo, dai sogni all'ironia, da elementi di fantasia a meme ironici, al punto, spesso, da non saper più distinguere un'immagine reale da una creazione del computer. Eppure l'IA può essere uno strumento utilissimo, utile a scopi didattici e divulgativi, anche divertenti. Rende possibili operazioni che in precedenza sarebbero state troppo costose o semplicemente impossibili.
Ci siamo chiesti, nel riguardare la galleria di foto d'archivio d'epoca che è parte del patrimonio della nostra redazione, come sarebbe poterle guardare con gli occhi di oggi, come apparirebbero se fossero scattate con uno smartphone o una fotocamera digitale. Un gioco divertente, niente più di questo, visto che l'AI può interpretare quello che legge e dove non legge inventa (ad esempio, nella scelta delle colorazioni). Non c'è quindi alcuna pretesa di scientificità o storicità, ma solo un modo divertente e accattivante per rivedere la storia della nostra città e magari scoprire qualche curiosità poco nota. Abbiamo sottoposto ogni immagine a un esame visivo rigoroso e ne abbiamo riscontrato la sostanziale inalterazione, pur talvolta con qualche piccolissima divergenza (personaggi che hanno cambiato posa, magari un elemento architettonico semplificato, una prospettiva cambiata). Dettagli che potete anche divertirvi a scoprire e rintracciare, come in un gioco enigmistico.
Resta la sostanza: che è quella di poter lanciare un suggestivo sguardo nel passato, per vedere in modo più suggestivo come appariva la nostra città e magari avere l'occasione per riscoprire qualche aspetto della vita di un tempo.


Il ponte del viadotto a Mondovì è uno degli elementi che più influenzano il panorama della città: per questo per i monregalesi queste immagini fanno particolarmente impressione. Provengono dall'ultimo periodo della seconda guerra mondiale quando, nella loro fuga, i tedeschi lo fecero saltare. Accadde nella notte del 28 aprile 1945, seguirono il suo destino altri ponti cittadini, tra cui quello delle Ripe, il nazionale e della Madonnina. Un destino che accomunò quasi tutti i ponti della città. In quel periodo viaggiare era davvero un problema: per raggiungere Torino e Fossano era necessario un trasbordo sullo Stura. A partire dal 1946 cominciò la rimozione delle macerie, tra malcontento e scioperi, il 5 aprile 1947 i treni poterono finalmente e nuovamente passare sul ponte.



Ai primi del Novecento i collegamenti e gli approvvigionamento essenziali per l'economica delle valli e delle città si facevano a dorso di animale e a mezzo di carro. Ecco un'immagine dell'attuale Corso Statuto, percorso dai mezzi dell'epoca. Ecco il ricordo che ne fa Ernesto Billò nel libro "Cento e più anni a Mondovì". «Da Villanova veniva Raineri, carico di ghiaia e d'ortaggi; da Roccaforte Tartaja, che trasportava anche persone sedute di fronte a tre a tre sulle dure panche di legno. Da Miroglio scendeva Tomèna, spandendo in giro buon profumo di castagno, destinato alla nuova fabbrica dell'acido Tannico giù al Borgato. Dalle Frabose cigolavano i grandi carri di Siccardi, detto Nebbia, e di Batajera, che trasportavano a suon di sacramenti, ciclopici blocchi di marmo dalle cave del Manzo, così come i buoi del Monastero portavano il grigio marmo di Moncervetto ai telai di Adriano e Sciolli». «Molti facevano a meno della bestia: si piazzavano essi stessi tra le stanghe di agili carretti dalla lunga coda». «Quando i conducenti di professione legavano la mula agli anelli dell'Angelo, del ristorante Tre Limoni, del "Vascello d'oro" il sole non si era ancora levato dietro Piazza. Ribollivano ormai di faccende quei cortili; erano un via vai come alla Kasbah, come alla Mecca».


Nel secondo Ottocento si cominciarono a valorizzare le aree situate lungo l'Ellero. All'epoca la città non si era ancora espansa sulla sponda sinistra del torrente, ma già la stazione vecchia era stata costruita in asse con il ponte nazionale. Si cominciò a lavorare sulle rive scoscese dell'Ellero, iniziando a lavorare a quello che sarebbe diventato Corso Statuto. Il torrente fu arginato e cospicui riporti di terra consentirono di ricavare l'attuale piazza Ellero, che si decise di conservare a uso pubblico nonostante le proposte di edificazione. Già nel 1884 si mise mano al riordino dei mercati. In quell'anno si costruirono, ad opera della ditta Rey di Torino, quattro halles, sul modello parigino, che ben presto per i monregalesi divennero "Le ale". Dal 1931 sarebbero rimaste solo due, le attuali.


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