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Ragazzo accoltellato a scuola: «Punta dell'iceberg, ai ragazzi serve una presenza adulta stabile»

Dopo l'assurda tragedia di La Spezia, la riflessione del dirigente scolastico dei Licei monregalesi Bruno Gabetti

Ragazzo accoltellato a scuola: «Punta dell'iceberg, ai ragazzi serve una presenza adulta stabile»

Le telecamere di SkyTg24 nella Scuola teatro della tragedia, nel riquadro Bruno Gabetti (dirigente scolastico dei Licei di Monddovì)

La morte di Youssef Abanoub, il ragazzo di 18 anni accoltellato tra i banchi di scuola, scuote il mondo dell’istruzione e l’opinione pubblica. Una tragedia che va oltre la cronaca giudiziaria e che interroga in profondità il ruolo delle comunità educanti.

La tragedia si è consumata venerdì all’interno dell’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. Il diciottenne, accoltellato in aula da un compagno di scuola davanti ad altri studenti, era stato trasportato d’urgenza all’Ospedale Sant’Andrea per un delicato intervento chirurgico. Nonostante i tentativi dei medici, in serata è arrivata la notizia del decesso, comunicata dall’Asl spezzina.

Per l’omicidio è stato arrestato Zouhair Atif, 19 anni, che durante l’interrogatorio ha ammesso le proprie responsabilità, riferendo un movente legato a questioni personali. Il magistrato sta valutando anche l’aggravante della premeditazione, poiché dagli accertamenti è emerso che il coltello sarebbe stato portato da casa.

Il messaggio: «Non possiamo restare soli»

Di fronte a una vicenda così drammatica, Bruno Gabetti, dirigente scolastico del Liceo Vasco Beccaria Govone di Mondovì, ha espresso vicinanza alla comunità scolastica spezzina ed è intervenuto sui propri canali social con una riflessione più ampia.

«L’assurda e dolorosa scomparsa di Abanoub è una tragedia che colpisce e interroga tutti», scrive il dirigente monregalese.

«Questa tragedia rappresenta purtroppo la drammatica punta di un iceberg: quello della violenza che attraversa una parte del mondo adolescenziale e giovanile. Una violenza che non è sempre fisica, ma spesso psicologica, silenziosa, quotidiana, e non per questo meno devastante o pericolosa.

Di fronte a tutto questo, non possiamo voltarci dall’altra parte. È necessario che tutti, come comunità educante, ci rimbocchiamo le maniche. Oggi, però, le Scuole e gli educatori si trovano troppo spesso lasciati soli, stretti tra due posizioni contrapposte e sterili di una classe dirigente – politica e intellettuale – impegnata in un inutile "derby".

Da un lato, il securitarismo, che invoca punizioni esemplari del singolo come presunta lezione per tutti. Dall’altro, un buonismo radical-chic che continua a riproporre retoriche vuote e generiche sui grandi principi, senza incidere nella realtà quotidiana dei ragazzi. Un confronto sterile, perché entrambe le visioni dimenticano l’essenziale.

Ciò di cui questi giovani hanno davvero bisogno è amore. Amore autentico, inteso come presenza adulta stabile, credibile e responsabile. Adulti che vogliano sinceramente il loro bene e che sappiano educare, anche correggere quando necessario, senza fuggire dal conflitto.

È una strada faticosa: richiede tempo, competenze, costanza; implica un’alleanza con le famiglie che non è mai scontata e spesso complessa; e, nell’immediato, non garantisce riconoscimento o consenso sociale. Ma è l’unica via possibile se vogliamo davvero prenderci cura dei nostri ragazzi e del loro futuro».

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