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16 Febbraio 2026 - 09:41
Ottavio Colombo con Sofia Goggia
A Milano Cortina 2026 la regina è indubbiamente lei, Federica Brignone. La “tigre de La Salle” ha scritto una pagina irripetibile dello sci alpino conquistando l’oro in gigante e in SuperG nella stessa Olimpiade, un’impresa riuscita prima soltanto a due giganti dello sci maschile come Hermann Maier (Nagano 1998) e Markus Wasmeier (Lillehammer 1994).
Le sue emozioni, subito dopo il traguardo, raccontano tutta l’intensità del momento: «Sono talmente senza parole che non riesco a capire niente. Quando ho visto il primo posto ho solo sentito urla e non ho più capito niente. Non me lo aspettavo». Eppure, chi la conosce sa che questa vittoria è figlia di metodo, evoluzione tecnica e maturità mentale. Brignone ha sciato con lucidità, leggerezza e consapevolezza, vivendo la gara «pensando solo al mio sci», come lei stessa ha detto. Il risultato? Una doppietta olimpica mai vista.
Dietro c’è anche un filo che porta dritto al Monregalese. Il primo nome è quello di Gianluca Rulfi, frabosano, direttore tecnico della Nazionale femminile di sci alpino. È lui uno degli architetti del ciclo vincente azzurro, l’uomo che coordina da anni talento, preparazione e visione strategica. La doppietta di Brignone è il miglior risultato di questo ciclo.
Ma c’è di più. E serve tornare al luglio 2017, a La Salle. Brignone, già atleta affermata ma non ancora esplosa definitivamente in Coppa del Mondo, decide di sottoporsi a un’analisi tecnica con il metodo “Ski Master”, ideato negli anni ’80 dal sanmichelese Ottavio Colombo (grande inventore e, tra il resto, anche costruttore di carri di carnevale). Alla sessione partecipano anche alcuni monregalesi: Corrado Colombo (ingegnere, figlio di Ottavio), Sergio Barattero e Michele Avico. L’obiettivo è analizzare postura e simmetrie nel gesto atletico.
«Lei e il suo preparatore atletico, Federico Colli, effettuarono un test col mio metodo per verificare se ci fosse qualche problema nel posizionamento» spiega Ottavio Colombo. Il test evidenziò alcune asimmetrie, in particolare sull’arto sinistro. Ottavio Colombo infatti propone esercizi mirati per migliorare proprio percezione e controllo motorio, suggerendo anche di sfruttare la corsa – attività amata da Federica – per rafforzare il lato più debole. Un lavoro silenzioso, quasi invisibile ma potenzialmente decisivo.
«Ci piace pensare che, in quelle vittorie, ci sia anche una piccola traccia del lavoro fatto insieme. Un frammento di Mondovì sulla neve del mondo», raccontava Colombo. Un’intuizione che si inserisce in una rete di relazioni storiche: il collegamento passa anche da Stefano Dalmasso, ex istruttore Ski Master e allenatore di Ninna Quario, madre di Federica, che suggerì di provare quel metodo.
A 34 anni, Brignone continua a vincere e a reinventarsi. La sua bacheca trabocca: Coppe del Mondo generali, coppe di specialità, medaglie mondiali e ora questa doppietta olimpica leggendaria. E il tutto dopo il grave infortunio di appena 10 mesi fa, il 3 aprile 2025. Questo, più che tanti numeri, racconta la vera forza della tigre de La Salle .
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