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Delmastro, Santanchè, Chiorino: politici piemontesi nell’occhio del ciclone

Il Piemonte al centro di un terremoto politico. Nel post-referendum che ha travolto Fratelli d’Italia, i tre esponenti sono stati costretti a fare un passo indietro e a dimettersi dai loro incarichi più importanti

Delmastro, Santanchè, Chiorino: politici piemontesi nell’occhio del ciclone

Andrea Delmastro, Daniela Santanchè, Elena Chiorino

C’è un filo rosso che lega queste ore turbolente della politica italiana: passa dal Piemonte e attraversa Roma, Biella, Cuneo e Torino. Tre nomi, tre ruoli diversi, una stessa parola che risuona con forza: dimissioni.

Andrea Delmastro, Elena Chiorino e Daniela Santanchè non sono solo protagonisti di vicende politiche distinte. Sono, soprattutto, esponenti di quella classe dirigente piemontese che fa capo a Fratelli d’Italia che oggi si trova sotto i riflettori, nel pieno di una crisi che intreccia politica, giustizia e credibilità istituzionale.

Il primo a “cadere” è stato il sottosegretario alla Giustizia, il biellese Andrea Delmastro, storico avvocato della ministra Meloni, travolto dal caso legato ai suoi rapporti societari con ambienti che rimandano a un prestanome della criminalità organizzata. Una vicenda che ha portato alle sue dimissioni, segnando l’inizio di un effetto domino tutto piemontese.

Collegata a quella di Delmastro la vicenda di Elena Chiorino, anche lei biellese. Vicepresidente della Regione Piemonte, coinvolta nello stesso filone dell’ex-sottosegretario, ha scelto una via di mezzo: dimettersi sì, ma solo a metà. Ha lasciato la vicepresidenza, mantenendo però le deleghe da assessora, parlando di una “grave leggerezza” e chiedendo scusa ai cittadini.

 

Infine la decisione della ministra del Turismo, la cuneese Daniela Garnero Santanchè, finita nel mirino per una serie di inchieste giudiziarie legate alle sue società. La scelta di lasciare l’incarico è maturata sotto pressione politica, con l’invito esplicito a fare un passo indietro da parte della sua “amicaGiorgia Meloni.

 

Tre storie che paiono diverse, ma unite da un elemento comune: la difficoltà. Non solo personale o giudiziaria, ma anche politica. Perché il punto non è soltanto ciò che è accaduto, ma dove è accaduto: in una regione che negli ultimi anni aveva costruito una propria centralità nei nuovi equilibri del potere nazionale.

Oggi, invece, il Piemonte si ritrova improvvisamente al centro di un terremoto politico. Le opposizioni parlano di “presa in giro” e chiedono responsabilità più nette, soprattutto nel caso Chiorino. Ma il problema è più ampio: riguarda l’immagine complessiva di una classe dirigente, piemontese e legata al partito leader in Italia che, nel giro di pochi giorni, ha visto tre dei suoi volti più noti finire nell’occhio del ciclone.

È una crisi che non si esaurisce con le dimissioni. Anzi, è proprio da qui che inizia: dalla necessità di ricostruire fiducia, credibilità e stabilità. E, forse, anche un nuovo racconto politico.

Perché se è vero che le tempeste passano, è altrettanto vero che lasciano sempre un segno. E in Piemonte, oggi, quel segno è ancora tutto da leggere.

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