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03 Gennaio 2026 - 16:41
Carlotto (primo a destra) in un incontro con Andreotti. Il primo a sinistra è Gianfranco Falco
«Riconosciamo al senatore Carlotto il grande merito di aver saputo interpretare nel suo ruolo politico e istituzionale i reali bisogni dell’agricoltura, in particolare della montagna, per la quale si rese principale artefice di una legge che ancora oggi costituisce un imprescindibile punto di riferimento per il territorio. La provincia di Cuneo perde un protagonista di assoluto primo piano della vita pubblica, rispettoso degli avversari e aperto al dialogo costruttivo per il bene della comunità. I risultati da lui ottenuti a favore del mondo agricolo, rimangono tuttora insuperati».
Cosi Igor Varrone, direttore provinciale di Cia Agricoltori italiani di Cuneo, rende omaggio al senatore Natale Carlotto nel giorno della sua scomparsa, all’età di 94 anni.
Nel merito, interviene anche Gianfranco Falco, presidente di Cia Cuneo negli anni in cui Carlotto, politicamente su fronti opposti, era alla guida della Coldiretti cuneese: «I miei rapporti con lui risalgono al 1970 quando la Cia (allora Alleanza dei Contadini) era diretta da tre persone (Borgna, Panero ed io), incaricate dal Pci di cercare di contrastare lo strapotere nelle campagne della "balena bianca" della Coldiretti. Opera ardua, temeraria, che, per tutelare gli interessi dei "contadini", fondava la sua attività su iniziative di protesta, di proposta, di lotta, di elaborazione politica. I rapporti fra organizzazioni erano condizionati da proposte ideologiche che difficilmente consentivano il dialogo. Con Carlotto, gradualmente, questa contrapposizione si ridusse e si avviarono iniziative in collaborazione: differenziazione fra sigle ma reciproca stima dei dirigenti. Un merito che gli va riconosciuto e che caratterizza la sua figura».
Ricorda ancora Falco: «Nel 2010 (era concluso da tempo il mio mandato nella Cia), Carlotto mi cercò chiedendomi di dar vita con lui, a titolo del tutto personale, senza coinvolgimento delle organizzazioni agricole, alla creazione di un comitato sostenitore del progetto per il lago della Valle Stura, che permettesse di trasformare l'acqua in risorsa, non solo per l'economia locale, ma per l'intera provincia. Di lì, la nascita di un rapporto strettamente personale, manifestato in decine e decine di incontri pubblici, in visite in Europa ad impianti similari a quello proposto per la Valle Stura, in incontri a Villa Fiorita a parlare di progetti e di ricordi, con sincera amicizia».
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