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15 Gennaio 2026 - 13:33
Nel cuore dell’Italia gastronomica, "Gambero Rosso" dedica spazio a una delle gemme più antiche e meno conosciute della tradizione dolciaria piemontese.
Questo dolce, radicato nel Monregalese tra Cuneo e le Langhe di Dogliani, è una tradizione rurale che affonda le sue origini nel Medioevo e oggi rischia l’oblio, nonostante sia stato riconosciuto come Prodotto Tradizionale Agroalimentare (PAT) e sia tutelato dall’Arca del Gusto di Slow Food.
Un dolce che parla di storia
La cupeta piemontese (da non confondere con quella salentina) è un dolce semplice ma profondamente simbolico, nato nelle famiglie contadine e legato alle festività invernali, in particolare alla festa di Sant’Antonio (17 gennaio). La sua storia si intreccia con tecniche conventuali medievali: le copete venivano preparate seguendo lo stesso metodo usato per la preparazione delle ostie sacramentali.
Il nome stesso richiama l’arabo qubbayta, una conserva dolce importata dalle popolazioni saracene che nel X secolo raggiunsero la valle del Tanaro, portando con sé influenze culinarie che si mescolarono alle tradizioni locali.
Ingredienti poveri, sapore autentico
La ricetta della cupeta piemontese è un inno alla semplicità e al territorio:
due ostie rotonde di circa 10 cm di diametro
nocciole tonda gentile delle Langhe e noci tostate
miele millefiori o di acacia (talvolta sostituito da un denso sciroppo di castagne nelle versioni più antiche)
Il ripieno di frutta secca e miele viene cotto fino a raggiungere un bel colore ambrato, quindi racchiuso tra le due ostie e pressato – un tempo con i ferri da stiro in ferro, simbolo di un mondo casalingo e creativo.
Una rarità da riscoprire
Oggi la cupeta resta una delizia di nicchia e stagionale, legata ai mesi invernali, con pochissimi produttori che continuano l’antica tradizione. Gambero Rosso segnala alcune delle realtà dove è possibile assaggiarla: dalla storica Pasticceria Comino e Zucco di Mondovì, alla Pasticceria Brignone a Dronero, fino alla Panetteria Fia in Piazza San Quirico a Dogliani, dove viene preparata anche nell’azienda agricola DolciLanghe.
La copeta è dunque molto più di un dolce: è un pezzo di storia piemontese, un legame con tecniche produttive antiche, condivise in famiglia e nelle comunità, e una testimonianza viva di come i sapori semplici possano raccontare interi mondi culturali.
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