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Disagio giovanile, l'esperta: «Ansia e depressione aumentati dopo il Covid»

L'adolescenza arriva anche fino ai 30 anni, sostanze e alcol danneggiano il cervello. Interessante incontro con il Lions Club Carrù-Dogliani

Disagio giovanile, l'esperta: «Ansia e depressione aumentati dopo il Covid»

Nella serata di giovedì 15 gennaio, presso l’agriturismo La Pieve di Dogliani, si è svolto un meeting del Lions Club Carrù-Dogliani che ha trattato il tema attualissimo del disagio giovanile.

La relatrice della serata è stata Franca Rinaldi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL CN2 che ha chiarito innanzitutto la differenza tra disagio, disturbo del comportamento e disturbo psichiatrico. Il disagio è una condizione transitoria e reattiva a eventi stressanti che non ha dignità clinica; il disturbo psichiatrico, invece, presenta sintomi definiti e richiede l’intervento specialistico. Tra queste due dimensioni si collocano i disturbi del comportamento, legati a fattori genetici, ambientali e relazionali, difficili da modificare e potenzialmente problematici se socialmente disadattivi.

La dott.ssa Rinaldi con il presidente del Lions Club, Giulio Marini

L’adolescenza si è oggi notevolmente allungata, arrivando fino ai 25-30 anni, pur in presenza di una sperimentazione sempre più precoce. Questo periodo è caratterizzato da profondi cambiamenti fisici e cerebrali: il cervello è altamente plastico ma immaturo, soprattutto nelle aree deputate al giudizio, al controllo delle emozioni e alla pianificazione. Ne deriva una maggiore vulnerabilità, una scarsa capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni e una propensione a comportamenti a rischio.

Dopo il Covid, tali fragilità sono emerse in modo più evidente: i casi seguiti dai servizi sono raddoppiati e, secondo dati OMS, una quota significativa di adolescenti presenta disturbi psichici, con un aumento di depressione, ansia e comportamenti suicidari. L’isolamento sociale, l’uso massiccio della tecnologia, la difficoltà nel riconoscere e comunicare le emozioni, la bassa tolleranza alla frustrazione e la confusione dei ruoli educativi contribuiscono a una crescita “interrotta”. A questo si aggiunge l’uso diffuso di sostanze e alcol, particolarmente dannoso per un cervello in maturazione.

La responsabilità è degli adulti e delle istituzioni, chiamati a prevenire, educare e creare spazi di dialogo e confronto. È fondamentale intercettare precocemente i segnali di disagio — isolamento, calo del rendimento, cambiamenti comportamentali — e attivare un’azione condivisa tra famiglia, scuola, servizi sanitari e società, per non lasciare soli i ragazzi in una solitudine che ormai è diventata anche sociale.

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