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«Un paese cresce solo se lo sentiamo nostro»: la sfida del primo cittadino

Servizi, opere pubbliche e una sfida “immateriale” ma decisiva, ricostruire appartenenza e partecipazione per far crescere la comunità. Il punto con il sindaco di San Michele, Daniele Aimone

“Giro di boa” per il sindaco Daniele Aimone: «Il nostro obiettivo è far tornare l’orgoglio di sentirsi sanmichelesi»

Due anni e mezzo di amministrazione sono un tempo sufficiente per fare un primo bilancio, ma anche per capire se la direzione intrapresa è quella giusta. È il cosiddetto giro di boa, il punto in cui un Comune guarda a quanto è stato fatto e, soprattutto, a ciò che resta da costruire. A San Michele Mondovì, il sindaco Daniele Aimone non ha dubbi su quale sia la bussola che ha guidato il suo percorso fin dall’inizio: l’amore per il paese e la volontà di riaccendere l’orgoglio di chi lo vive ogni giorno.

«Mi sono candidato perché credo davvero in San Michele - racconta -. È un paese bellissimo, esposto a sud, immerso nel verde, con l’uscita autostradale comoda e a pochissimi minuti da Mondovì. È in piano, servito, raggiungibile facilmente anche con bus e treno, e a quaranta minuti c’è il mare. Ma soprattutto è un paese vivo».

Il sindaco parte dalla geografia e dalla qualità della vita, ma subito il discorso si sposta su qualcosa di più profondo. Non solo strade, servizi e opere pubbliche: Aimone insiste su una parola che torna più volte, quasi come un ritornello: consapevolezza.

«Il vero obiettivo, quello che mi farebbe guardare indietro con orgoglio a fine mandato, è riuscire a far tornare nei sanmichelesi la consapevolezza di vivere in un bel paese», spiega. «Negli anni questa cosa si è un po’ persa e insieme a quella abbiamo perso anche abitanti, famiglie che si sono allontanate. Serve partecipazione, serve coscienza del luogo in cui viviamo. Perché un paese cresce davvero solo se lo sentiamo nostro».

È qui che nasce la sfida, che Aimone definisce quasi “immateriale” ma decisiva: far tornare San Michele un luogo di cui essere fieri, non solo per chi ci abita già, ma anche per chi potrebbe sceglierlo domani. E qualcosa, secondo il primo cittadino, sta già cambiando.

«Se tante persone partecipano alla vita del paese, si crea un volano che porta energia, che porta nuove opportunità. In questi anni alcune famiglie hanno acquistato casa e l’hanno ristrutturata. Ci sono anche stranieri che hanno deciso di investire qui aprendo nuove attività ricettive. Sono segnali che fanno ben sperare».

Tra i temi centrali del suo mandato c’è quello della scuola, considerata un pilastro essenziale non solo dal punto di vista educativo, ma come elemento identitario per l’intera comunità. Aimone ci tiene a sottolineare che San Michele è dotato di tutti i servizi fondamentali, dal distretto ASL alle scuole, e che proprio questa ricchezza rende il paese diverso da molte altre realtà diventate negli anni “paesi dormitorio”.

«Abbiamo una scuola bellissima, antisismica, con una direttrice preparata e insegnanti competenti. Mi auguro davvero che tanti sanmichelesi decidano di portare i propri figli qui, e non nei Comuni vicini. È troppo importante. La scuola è comunità: se perdi quella, perdi il cuore del paese».

Il sindaco affronta anche un tema delicato e attuale come quello dell’integrazione, con parole che cercano un equilibrio tra apertura e richiami al rispetto delle regole. «Siamo lo specchio della società di oggi, non siamo un paese diverso dagli altri», osserva. «La presenza di stranieri non è diversa da quella di tante comunità. Sono persone venute qui per lavorare, brava gente, che invito ad aprirsi sempre di più e sentirsi sanmichelesi. E allo stesso tempo mi rivolgo a quei pochi che non rispettano le regole: devono integrarsi al meglio nella comunità».

Accanto alla visione, ci sono poi le opere pubbliche, la parte più concreta e visibile dell’azione amministrativa. Aimone non le elenca come un semplice “bilancio lavori”, ma le collega al disegno più grande di riqualificazione e identità. «San Michele ha bisogno di interventi per tornare ai fasti del passato, per ritrovare lustro e bellezza», dice. E in questa direzione rientrano diversi cantieri, alcuni già avviati e altri in fase di definizione.

Tra i progetti più significativi vengono citati il rifacimento della piazza centrale di San Paolo, l’acquedotto in via Cinzara che servirà anche una parte di Codevilla, il consolidamento di via Fontana, il trasloco della biblioteca e degli studi medici, e la riqualificazione del centro storico con nuova pavimentazione e interventi legati al piano facciate.

«Sono opere che verranno fatte a breve e che daranno ulteriore valore al nostro paese. La squadra dell’amministrazione, insieme ai dipendenti comunali, ha lavorato tantissimo. Dietro a ogni progetto ci sono bandi, scadenze, burocrazia, ore di lavoro e ascolto delle esigenze dei cittadini».

Aimone rivendica anche interventi meno appariscenti ma fondamentali per la struttura amministrativa del Comune, come l’avvio di strumenti di pianificazione e la gestione del territorio. «Ci sono cose che non si vedono, ma sono altrettanto importanti. Penso ad esempio al piano regolatore cimiteriale che non esisteva. E nel prossimo Consiglio sbloccheremo l’area artigianale, ferma da più di vent’anni: daremo la possibilità alle attività già presenti di ampliarsi e magari ad altre di insediarsi sul territorio».

Non mancano, tra le prospettive, anche idee più ambiziose che guardano al futuro con uno sguardo di lungo periodo. «Un sogno che ho nel cassetto è creare nuove aree edificabili per residenze d’élite», ammette il sindaco, chiarendo però la sua posizione. «Non sono per la cementificazione. Preferisco la ristrutturazione di immobili antichi. Ma è giusto dare la possibilità a chi lo desidera di scegliere San Michele per vivere, perché richiesta ce n’è».

Il tema della cura del paese torna come una linea costante: pulizia, decoro, attenzione ai dettagli. «Ci teniamo molto e lo abbiamo dimostrato. Le sistemazioni, la piantumazione di alberi e rose, il muraglione con i suoi dipinti… sono piccoli segni, ma fanno la differenza. Perché la bellezza si costruisce anche così».

E accanto ai lavori, Aimone sottolinea il valore delle manifestazioni e della vita associativa, che a San Michele rappresenta da sempre un collante sociale. «Le feste estive, quelle patronali, le iniziative con le associazioni: sono pezzi di identità. E poi c’è un appuntamento che ci rende davvero unici, il concerto internazionale biennale dedicato a Nini Rosso. Quest’anno festeggeremo i cento anni dalla nascita e lo celebreremo con artisti di grande caratura internazionale».

Nel racconto del sindaco, insomma, il filo conduttore non è solo ciò che si costruisce con i cantieri, ma ciò che si costruisce dentro una comunità. “Riaccendere l’orgoglio”, “far crescere la partecipazione”, “tornare ad amare San Michele”: parole che non suonano come slogan, ma come obiettivi dichiarati, con la consapevolezza che i risultati non arrivano in pochi mesi e che il lavoro amministrativo, spesso, è un processo lungo.

«Non è immediato, ci vorranno anni - conclude Aimone - ma abbiamo già fatto molto. Siamo soddisfatti e tutto procede secondo le linee che ci eravamo dati. La cosa che mi farebbe più piacere, davvero, è lasciare un paese in cui la gente abbia voglia di restare. Un posto di cui andare fieri. Per i giovani, per le famiglie, per gli anziani. Tutto può partire da noi, e noi faremo la nostra parte per renderlo ancora più bello e vivibile».

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