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31 Gennaio 2026 - 13:50
Il Carlevè ha una dottoressa come protagonista della Corte. Chi è Cecilia Turbiglio, "Béla Monregaleisa" del 2026?
Cecilia ha 30 anni e di professione è un'igienista dentale. Lavora nello studio di famiglia a Mondovì, lo Studio dentistico Turbiglio, insieme al papà Giuseppe (medico) e al fratello (odontoiatra).
«Il carnevale mi è sempre piaciuto, ho sempre partecipato alle sfilate e ai vari appuntamenti di festa, ritengo sia una delle tradizioni più belle di Mondovì - afferma - . Ricordo benissimo quando, da piccola alle elementari, aspettavamo la visita del Moro, che all’epoca era Aurelio Cattò. Era un momento emozionantissimo: saltavo, ballavo, mi arrampicavo… Praticamente fuori di me dalla gioia. Era un momento diverso da tutti gli altri, davvero bellissimo. Quando mi è stato proposto di diventare la "Béla", ne ho parlato coi miei genitori e mia madre mi ha ricordato quanto mi entusiasmava il Carlevè quando ero bambina. Sper di riuscire a trasmettere la stessa emozione ai bambini, quest'anno, durante il "Giromoro" nelle scuole».
L'abito della "Béla Monregaleisa" è come sempre realizzato su bozzetto dell'artista Cinzia Ghigliano. “Ho optato per il verde come colore principale - racconta Cecilia - ; la scelta del tessuto non è stata semplice, perché la ricerca dei particolari è molto attenta. Ho voluto uno scollo a cuore e una novità importante è la coroncina di fiori che porterò in testa: non la solita e tradizionale 'ciambella', ma un vero e proprio ornamento floreale che richiama molto quello delle tavole della nostra storia illustrata”.
La nuova Béla si sente pronta al Carlevè? «Sì: anche perché il mio lavoro mi ha abituata ad avere contatto quotidianamente con anziani, bambini, persone di qualsiasi fascia di età - dice lei -. Dal Carlevè mi aspetto un clima festaiolo, ovvio. Ma con la giusta moderazione. Il Carlevé da questo punto di vista si è evoluto molto, è diventato più elegante, meno sguaiato. Farne parte integrante sarà facile, sia all'interno della Famija Monregalesi che della Corte vedo solo persone a cui voglio bene, un ambiente familiare e persone serie, Moro compreso. Credo che l'emozione più grande sia quella di andare nelle scuole con il GiroMoro. Da bambina era un’esperienza che mi aveva emozionata tantissimo: ora sarà interessante capire cosa si prova a stare dall’altra parte. È una esperienza che mi manca e verso la quale sono molto curiosa. I bambini ti arricchiscono molto ed è bello poter proporre loro idee e progetti: sarà bello farlo, un domani, anche con idee legate alla mia sfera lavorativa».
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