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Sono loro a vestire "la più bella"... e a tenere il segreto

Le sarte de "La cruna dell'ago" che confezionano l'abito della Béla Monregaleisa

«Siamo noi a vestire "la più bella"... e a tenere il segreto»

Loro sapevano. Sapevano tutto. Da settimane. «Ma abbiamo tenuto il segreto, assolutamente!». Sono Anna Prato e Silvana Pesa, le sarte della bottega "La cruna dell'ago" di Mondovì Breo, a confezionare l'abito della Béla Monregaleisa.

Sul bozzetto disegnato dall'illustratrice monregalese Cinzia Ghigliano, hanno lavorato per un mese in segreto: taglia, cuci, prova, scorcia.

Dove? In un bunker sotterraneo, anti spionaggio a prova di drone? «No no, nella nostra bottega in via Piandellavalle... ma con molti "accorgimenti"! Vetrine "tappate" e rigorosamente in orario "da chiusura ai clienti" - raccontano, oggi che il mistero non è più tale -. È giusto stare al gioco: il nome della protagonista deve rimanere celato». E se qualcuno chiede? «Non diciamo nulla».

Quando si comincia a lavorare all'abito della Béla? «Si fa tutto molto in fretta - ci raccontano Anna e Silvana -, poco più di un paio di settimane. Prima ci arriva il bozzetto: la scelta dei colori dipende in parte dalla persona, cercando di trovare qualcosa che le stia bene come toni, ma anche in base agli abiti delle damigelle, che in alcuni casi sono sempre realizzati da noi. Si cerca di trovare qualcosa di differente, per far risaltare la Béla. Poi si definiscono i dettagli».

E qui, si deve cercare il giusto compromesso tra sfarzo, adeguatezza storica, ma anche... resistenza e comodità per chi lo indosa: «Perché non bisogna dimenticarsi che questo abito è sì un costume, ma che va portato per oltre due settimane, ogni giorno, da mattino a sera. La Béla lo deve indossare in ogni ambiente: al ristorante o in locali al chiuso, ma anche nelle sfilate all'aperto. Le cuciture devono essere resistenti, gli "orpelli"... meglio evitarli».

Per Cecilia, la Béla 2026, spendono parole molto belle: «È stato piacevolissimo lavorare per lei. Crediamo sia davvero adatta per questo ruolo».

Per loro non è solo lavoro: «È davvero un piacere confezionare questo vestito, così come alcuni altri abiti della Corte. E crediamo sia una cosa molto bella che oggi sia bottega monregalese a occuparsene. Anche la coroncina di fiori è stata fatta a Mondovì, da "Fiori del Corso"». Ma l'abito, una volta finito il Carnevale, può diventare un costume "da damigella"? «Di solito, no: si vuole evitare che torni in sfilata gli anni successivi».

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