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10 Febbraio 2026 - 07:05
Vittime dello stesso male, dello stesso odio. Quello di cui si parla in tante altre circostanze, che ha sempre lo stesso nome anche quando la matrice ideologica viene da una frangia diversa. A testimonianza del fatto che l'odio per l'etnia non ha colore politico.
È questo il messaggio che il Giorno del Ricordo, oggi 10 febbraio, porta con sé. La tragedia degli italiani e di tutte le vittime uccise dai partigiani jugoslavi e dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati. Furono migliaia gli italiani, militari e civili, che persero la vita nelle foibe: gettati nelle fosse carsiche, spesso ancora vivi. Non si sa nemmeno il numero, di quei morti.
Martedì 10 febbraio Mondovì li ricorderà con una commemorazione: alle 10 presso i giardini della Stazione Ferroviaria di Mondovì Altipiano, verrà deposta una corona nei Giardini “Martiri delle Foibe”. All'Istituto "Cigna" si terrà l'incontro “Martiri delle Foibe: genesi di una tragedia” con il dott. Livio Attanasio.
A Mondovì Piazza sono state inaugurate due mostre complementari che impreziosiranno i locali dell’Antico Palazzo di Città.
Una prima esposizione, curata da Bruno Enriotti e Angelo Ferranti e realizzata dalla “Fondazione Memoria della Deportazione” con l’intermediazione dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della Provincia di Cuneo, affronta in modo schematico quarant’anni di storia del confine orientale nel corso del ventesimo secolo. Dieci pannelli didascalici ripercorreranno la dominazione fascista nei territori istriani tra gli anni Venti e Quaranta, l’aggressione italo-tedesca alla Jugoslavia e la Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista, le foibe e l’esodo degli italiani fino alla metà degli anni Cinquanta.
A fianco di questo percorso trova spazio anche una seconda sezione dedicata alla celebrazione dei luoghi dell’esodo giuliano-dalmata grazie ad una serie di riproduzioni di stampe storiche risalenti al 1897. Un amalgama di testimonianze visive delle località geografiche dell’Adriatico, ma anche tipi umani, quadri famigliari, eventi di vita sociale del litorale istriano e dalmata. Un’appendice espositiva, quest’ultima, resa possibile grazie alla sezione torinese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
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