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12 Febbraio 2026 - 09:30
Nuovo intervento del consigliere regionale PD Mauro Calderoni, in merito alla nuova legge della montagna e alla classificazione di "Montanità" dei Comuni di cui di recente è stata diramata una nuova bozza dal Ministero degli Affari regionali. Sono stati inclusi più comuni rispetto alla bozza precedente, ma ancora non convince buona parte della politica la soluzione adottata, anche nel merito della classificazione stessa. La Regione Piemonte, ad esempio, non ha del tutto sciolto i dubbi su questa nuova soluzione, Uncem si è sempre detta critica fin dall'inizio.
«Negli ultimi mesi la montagna – dice Calderoni – è tornata al centro dell’agenda politica nazionale. È un fatto positivo: le Terre alte rappresentano una parte essenziale dell’identità e dell’equilibrio del Paese. Preoccupa però il modo in cui questo ritorno sta avvenendo.
La nuova legge sulla montagna e i criteri introdotti nei provvedimenti attuativi hanno aperto una discussione che, invece di rafforzare le comunità, rischia di generare incertezza e disorientamento. Si parla di soglie, parametri e classificazioni amministrative, ma si corre il pericolo di smarrire ciò che conta davvero: la vita concreta di chi abita le Terre alte.
La montagna non è una formula statistica né una semplice quota altimetrica. È distanza, fragilità, maggiori costi di gestione, difficoltà di accesso ai servizi essenziali. È presidio umano e ambientale, è comunità che resistono. La montagna italiana è plurale e complessa: Alpi e Appennini, valli interne, territori di crinale, relazioni profonde tra città, pianura e zone alte. Ridurre questa ricchezza a una classificazione rigida e astratta rischia di svuotare di significato la nozione stessa di “zona montana”.
Da queste definizioni dipende l’accesso a risorse fondamentali per lo sviluppo e la coesione. Se la montagna diventa un’etichetta distribuita in modo indistinto, senza distinguere tra fondovalle o persino pianura e Terre alte, il rischio è che le risorse si disperdano e vengano sottratte proprio ai Comuni che affrontano spopolamento, isolamento, carenza di servizi e fragilità strutturali. Anche in Piemonte il dibattito si sta ampliando, soprattutto dopo l’ennesima revisione dei criteri di “montanità” prodotta dalla Conferenza Stato-Regioni, che rischia di togliere fondi a chi vive davvero in montagna, per distribuirli anche a territori che non ne condividono le difficoltà.
Nonostante le rassicurazioni della giunta Cirio, la preoccupazione di molti sindaci è condivisibile: non si può accettare che criteri distorsivi colpiscano ancora una volta i piccoli Comuni delle nostre valli, già penalizzati da anni di tagli e difficoltà. I Comuni montani sono spesso piccoli e amministrativamente deboli; le forme associative faticano a svolgere pienamente il loro ruolo e le governance territoriali restano fragili. Senza istituzioni locali solide e una strategia regionale chiara, anche le risorse aggiuntive rischiano di frammentarsi e di non produrre effetti duraturi.
La vera sfida non è stabilire chi è “dentro” o “fuori” da una lista, ma garantire diritti uguali e opportunità reali: scuola, sanità, trasporti, lavoro, accesso ai servizi, futuro per i giovani. È su questo terreno che si misura la credibilità delle politiche pubbliche. Serve un cambio di paradigma: meno classificazioni burocratiche e più visione territoriale, meno competizione e più cooperazione tra sistemi locali. In montagna, certo, ma non solo»
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