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16 Marzo 2026 - 15:58
«Come sarebbe a dire "stop alla carne di equidi"? La mozione del 5 Stelle vuole cancellare la nostra storia». Ci va giù duro Vittorio Carpegna, presidente della "Filiera Equina Italiana – FEI".
Allevatore, commerciante e macellatore «di terza generazione», replica alla notizia emersa questa mattina: la consigliera regionale Sarah Disabato del M5S ha presentato una mozione a tutela degli equidi e a sostegno delle proposte parlamentari che ne chiedono il riconoscimento come "animali d’affezione".
Carpegna: «Se ci dimentichiamo delle nostre radici, non avremo futuro. Sono allevatore, commerciante e macellatore, da qualche settimana sono anche Presidente della Filiera Equina Italiana. Ma prima di tutto questo, sono un piemontese. Uno che da ragazzo calcava la fiera del bestiame di Vicoforte. Uno che è cresciuto con il profumo delle "bale d'asu" – l'insaccato a base di carne di asino – che stagionava nelle cantine delle nostre valli. Uno che sa che quell'insaccato non è solo cibo, ma memoria. Identità. Radici. E oggi quelle radici rischiano di essere strappate via. Il Movimento 5 Stelle sta portando avanti una battaglia per riconoscere gli equidi come animali d'affezione e vietarne la macellazione. Una mozione che impegnerebbe la Giunta regionale piemontese a sostenere le proposte di legge nazionali che vogliono cancellare per sempre il consumo di carne di cavallo, asino, mulo e bardotto».
«Addio "bale d'asu", dunque? Addio alla pastissada de caval veronese? Addio al caval pist parmense? Addio agli sfilacci di cavallo padovani? Addio ai pezzetti di cavallo alla pignata salentini? No. Mille volte no. Perché quelle preparazioni non sono solo piatti. Sono tradizioni immemori. Sono la storia delle nostre valli, delle nostre campagne, delle nostre famiglie. Sono il sapere tramandato di generazione in generazione. Sono l'identità di territori che hanno fatto della gastronomia un patrimonio culturale riconosciuto dall'UNESCO. Le "bale d'asu" – l'insaccato a base di carne di asino – sono una tradizione immemore delle valli piemontesi. Si preparavano con la carne macinata finemente, mescolata con spezie, sale, pepe, aglio. Si insaccavano in budello naturale e si lasciavano stagionare nelle cantine fresche delle nostre colline, dove l'aria delle Langhe faceva il resto. Oggi quella tradizione rischia di sparire. Non per scelta. Per decreto. Le proposte di legge attualmente all'esame della Camera – firmate dalle onorevoli Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Alleanza Verdi-Sinistra) – prevedono reclusione da tre mesi a tre anni e multa da 30.000 a 100.000 euro per chi alleva equidi destinati alla macellazione. Significa che le "bale d'asu" diventeranno un ricordo. Un racconto da fare ai nipoti: "Sai, una volta si mangiavano. Ma poi è arrivata una legge e le hanno vietate". Questa mattina, 16 marzo 2026, un macello equino a Correggio è stato oggetto di una protesta. Una ventina di teppisti animalisti hanno insultato le maestranze per tutta la mattina. Hanno urlato "assassini" contro persone che lavorano nel pieno rispetto delle leggi italiane ed europee. Hanno esposto striscioni, usato megafoni, creato tensione. La Filiera Equina Italiana non ha voluto organizzare una contro-manifestazione davanti al macello per evitare tensioni. Non siamo gente da baruffe. Non siamo gente da scontri in piazza. Ma questo non significa che ci arrendiamo. Anzi. Insieme all'Avvocato Erik Stefano Carlo Bodda, Cassazionista del Foro di Torino e nostro Responsabile Legale, rivendichiamo il diritto di consumare la carne equina e le "bale d'asu". Una nostra tradizione immemore. Un nostro patrimonio culturale. Una nostra identità. Siamo tanti. Siamo uniti. E combatteremo in ogni sede – giudiziaria, istituzionale, mediatica – per difendere questo diritto. Il Piemonte ha sempre difeso la propria identità. Le proprie tradizioni. Le proprie radici. Lo ha fatto nei secoli, resistendo a dominazioni, invasioni, tentativi di omologazione. Non può tacere ora. Non può permettere che una tradizione immemore venga cancellata per decreto da chi non conosce né la storia né l'anima di questa terra. Chiediamo alla Regione Piemonte di opporsi alla mozione del M5S. Chiediamo ai consiglieri regionali di difendere le tradizioni delle nostre valli. Chiediamo ai parlamentari piemontesi di votare contro queste proposte di legge. Chiediamo ai piemontesi di non dimenticare chi sono. Perché le "bale d'asu" non sono solo un insaccato. Sono memoria. Sono identità. Sono futuro. E nessuno ce le porterà via».
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