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In città ora quasi 400 telecamere di sicurezza: e non sempre "nei soliti posti"

Il Comune di Mondovì fa piazzare "occhi elettronici" anche nelle frazioni

Si allarga la rete delle telecamere di sicurezza: e per la prima volta non solo "nei soliti posti"

Sono quasi 400, ora, le telecamere di sorveglianza attive a Mondovì. E le ultime sono state piazzate tutte in luoghi particolari: nelle frazioni.

Per la precisione, lungo le vie di accesso, o allontanamento, dalla città: le "vie di fuga", che magari vengono utilizzate dai malintenzionati per scappare senza viaggiare sulle strade più sorvegliate.

Era da tempo che i residenti delle aree periferiche di Mondovì chiedevano che la video sorveglianza fosse estesa anche a queste zone. Anche perché, a differenza del concentrico, le frazioni sono luoghi isolati in cui gli episodi di furti spesso consentono ai ladri di agire molto più indisturbati che altrove. In molteplici occasioni, durante gli incontri fra cittadinanza e forze dell'ordine, o in occasione di alcune riunioni dei Consigli frazionali, era stato toccato questo argomento.

Assieme al "protocollo del controllo di vicinato" (un caso di cui ha parlato alche il TGR), Mondovì torna dunque a insistere sul tema della sicurezza in città.

Le nuove telecamere sono state posizionate nelle frazioni di San Biagio, a Pascomonti, a San Quintino. L'ultima, in ordine di tempo, proprio a Pascomonti all'incrocio fra la sp 313 e strada dei Zanoni.

La città di Mondovì ha investito oltre 800 mila euro negli ultimi 10 anni sulla rete di video sorveglianza cittadina, con investimenti sia sulle telecamere che sui server che registrano le immagini. Una rete che conta poco meno di 400 telecamere e 500 visuali diverse (alcune ne hanno 2 o 4).

IL TAVOLO DI SICUREZZA PRATECIPATA

Il Comune sta anche pensando a un'altra iniziativa: il cosiddetto “Tavolo per la sicurezza partecipata”. Un tavolo di lavoro che dovrebbe coinvolgere il Comune (comprese, in ipotesi, le rappresentanze dei consiglieri comunali), la Polizia locale, la Prefettura ed eventualmente le Forze dell’ordine, le Associazioni di categoria, i “capicantone” dei Consigli frazionali, i coordinatori del Controllo di vicinato, e i rappresentanti delle comunità straniere della città.

Ci sono esperienze di questo tipo in Granda, a Cuneo esiste l’Osservatorio sulla sicurezza, ad Alba sono state fatte riunioni sul tema. Il sentiero che intende percorrere l’Amministrazione monregalese e il sindaco in particolare però è interessante: perché si parla di sicurezza “partecipata”, ovvero di uno sguardo più largo delle misure di intervento “di Polizia”. Perché? «Perché la sicurezza è un tema che riguarda tutti – afferma il sindaco Robaldo – e non ha colore politico. Questo tavolo avrà più di una funzione: confrontare le parti, verificare a che punto siamo, proporre eventuali azioni».

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