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«La sicurezza è un tema che riguarda tutti»: ecco qualche iniziativa in campo

Niente “ronde”, ma un coordinamento coi cittadini. Robaldo: «Il tema non può avere colore politico». Il prefetto elogia il “caso Mondovì”

«La sicurezza è un tema che riguarda tutti»: ecco qualche iniziativa in campo

Un mese fa il sindaco lo aveva detto in Consiglio comunale: «Sulla sicurezza io non starò “con le mani in mano”». Il tema è esploso quasi prepotentemente, nei giorni scorsi, sulle cronache nazionali: dopo la tragedia di La Spezia, lo studente ucciso, il Governo parla addirittura di installare metal detector nelle Scuole.

A Mondovì la si vede un po’ diversamente: niente “ronde”, niente “sceriffi”, ma l’istituzione del “Tavolo per la sicurezza partecipata”.

IL CONTROLLO DI VICINATO: IL “CASO MONDOVÌ” ELOGIATO DAL PREFETTO

Da tre anni Mondovì ha adottato il “Protocollo d’Intesa per il Controllo di Vicinato”: fu istituito nell’ottobre 2022, firmato dal sindaco e dall’allora prefetto Fabrizia Triolo. La genesi del Protocollo, molto lunga, venne seguita soprattutto dall’ex consigliere comunale e già prefetto Tancredi Bruno di Clarafond.

In cosa consiste? È uno strumento attraverso cui in alcune zone della città sono nati i “gruppi di controllo”. Precisiamo subito: non si tratta di “ronde”, nulla del genere. Si tratta di gruppi di persone che, facendo riferimento a un singolo coordinatore (un residente che ha avuto una formazione specifica), possono fare segnalazioni su ciò che viene ritenuto “anomalo”.

A tre anni di distanza, qual è il responso? Al netto di… “eccessi di zelo”, il sistema è partito in modo efficace. Ora, scaduto il primo triennio, il Comune di Mondovì intende non solo rinnovare il protocollo ma anche portarlo a piena effettività: installando i cartelli e ufficializzando tutti i coordinatori. E in un recente incontro, a Cuneo, l’attuale prefetto dott. Mariano Savastano ha citato il caso di Mondovì come esempio efficace.

IL TAVOLO DI SICUREZZA PRATECIPATA

La grande novità sta però nell’iniziativa a cui Mondovì vuole puntare: l’istituzione del “Tavolo per la sicurezza partecipata”. Ci sono esperienze di questo tipo in Granda, a Cuneo esiste l’Osservatorio sulla sicurezza, ad Alba sono state fatte riunioni sul tema. Il sentiero che intende percorrere l’Amministrazione monregalese e il sindaco in particolare però è interessante: perché si parla di sicurezza “partecipata”, ovvero di uno sguardo più largo delle misure di intervento “di Polizia”.

Quindi, non solo “niente ronde” (meglio ribadirlo: non si sa mai), ma un gruppo – che si riunirà periodicamente – che dovrebbe coinvolgere il Comune (comprese, in ipotesi, le rappresentanze dei consiglieri comunali), la Polizia locale, la Prefettura ed eventualmente le Forze dell’ordine, le Associazioni di categoria, i “capicantone” dei Consigli frazionali, i coordinatori del Controllo di vicinato, e i rappresentanti delle comunità straniere della città.

Perché? «Perché la sicurezza è un tema che riguarda tutti – afferma Robaldo – e non ha colore politico. Questo tavolo avrà più di una funzione: confrontare le parti, verificare a che punto siamo, proporre eventuali azioni».

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