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I soci fermano tutto: Azienda Zero per ora non entra in AMOS

Critiche della Corte dei Conti: per ora si blocca tutto

Azienda Zero non entra in AMOS

Azienda Zero per ora non entra nel capitale di AMOS. L'assemblea dei soci della multiservizi privata, riunitasi ieri - giovedì 29 gennaio - ha deciso di non proseguire.

Il motivo sarebbe legato a un parere negativo della Corte dei Conti che - a quanto scrive il sindacato Anaao Assomed  avrebbe rilevato «gravi carenze motivazionali sulla necessità della partecipazione societaria rispetto ad alternative organizzative (gara, affidamento esterno). Risulta poi insufficiente l’analisi di sostenibilità finanziaria, mancando una valutazione completa dei costi, dei rischi e dell’impatto sul bilancio di Azienda Zero. Infine, è giudicata debole anche la comparazione con il mercato, poiché non dimostrato che il modello “in house” garantisca maggiore efficienza, economicità ed efficacia rispetto alle soluzioni concorrenziali».

La Regione spingeva per l'ingresso di Azienda Zero come socio di AMOS. Ora tutto è fermo: almeno in questa fase.

Chi è AMOS? È una multiservizi privata, anche se a totale partecipazione pubblica, che svolge servizi per ospedali e strutture sanitarie, come ristorazione, sorveglianza, trasporto, ma anche "supporto al personale". Le quote di AMOS, nata nel Cuneese, oggi sono in mano ad ASO Santa Croce e Carle (34,93%), Asl Cuneo 1 (33,40%), Asl Asti (25,09%), Asl Cuneo 2 (4,18%) e AO universitaria di Alessandria (2,44%).

Nei giorni scorsi su questo punto si era sollevato un forte tumulto politico e sindacale. I timori dei lavoratori sono questi: passare dal contratto ASL, pubblico, a quello privato significa avere una gestione che mirata non al servizio ma al profitto. Manageriale.

«Cui prodest? A chi conviene? - scrive Assomed -. In questi anni, per la gestione del 118 ma anche rispetto per esempio alle gare centralizzate, Azienda Zero si è rivelata un fallimento. In questo contesto, l’operazione Amos ci obbliga a chiedere: se Azienda Zero non è riuscita a garantire efficienza, uniformità e chiarezza nella gestione diretta di funzioni strategiche come il 118, con quale credibilità oggi si propone come perno di un’ulteriore esternalizzazione di servizi attraverso una multiservizi?

In una situazione dove la sanità pubblica piemontese è in carenza di personale e con i conti in rosso, si pensa di farsi “salvare” da Amos, cioè con tanti servizi a basso costo, esternalizzati da Asl e ospedali. Ma così si apre la strada a un utilizzo sempre più ampio di strutture multiservizi per funzioni che dovrebbero essere svolte da personale sanitario pubblico, con il rischio di indebolire i contratti, frammentare le responsabilità e la verifica della qualità dei servizi offerti e ridurre le garanzie professionali. Esternalizziamo perché non siamo capaci a gestire o per altri interessi?»

La consigliera regionale AVS Giulia Marro aveva spiegato che la questione avrebbe riguardato in primis Mondovì«In Commissione Sanità, il 31 marzo, l’assessore Riboldi aveva rassicurato che l’ingresso di Azienda Zero in AMOS non avrebbe comportato peggioramenti contrattuali, né sostituzioni di personale pubblico, e che i risparmi sarebbero derivati solo dal superamento di appalti privati per servizi non sanitari. Oggi, però, la risposta a un question time restituisce un quadro diverso. Nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Mondovì era inizialmente previsto l’inserimento di nuovi operatori socio-sanitari tramite concorso pubblico indetto da Azienda Zero, in coerenza con quanto dichiarato e con gli accordi sindacali. Questo percorso è stato invece interrotto e il servizio OSS verrà affidato ad AMOS a partire dal 1° febbraio 2026, senza un preventivo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Non si tratta quindi di una riorganizzazione neutra, ma della sostituzione di personale con contratto pubblico con lavoratori di una società esterna al SSR, seppur in house, smentendo di fatto le rassicurazioni fornite in Commissione».

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