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12 Febbraio 2026 - 09:12
L'immagine condivisa sui social da Marco Testino
Scialpinisti sì o scialpinisti no nei pressi degli impianti di risalita? È una questione annosa e complessa che, complice una stagione invernale travolta da una neve abbondante e eccezionale, è tornata prepotentemente al centro del dibattito. Sembra ormai un braccio di ferro tra stazioni sciistiche e appassionati di uno sport affascinante e impegnativo, che fa proprio del “fuoripista” la propria essenza.
Nei giorni scorsi avevamo riportato le posizioni di alcune realtà del territorio: Viola St. Gréé, che vieta il transito degli scialpinisti, e Lurisia, che lo consente a fronte di un piccolo pagamento ed esclusivamente in orario diurno. Un tema che divide e che ora trova un'altra voce attraverso l'interessante intervento del professor Federico Bausone, docente di Scienze motorie al Liceo ed esperto della disciplina.
«Lo sci alpinismo debutta in questi giorni alle Olimpiadi ed è inserito in una federazione riconosciuta dal CONI, la FISI. Esistono allenatori formati, come il sottoscritto», sottolinea Bausone. Uno sport in crescita, che guarda al futuro anche grazie ai talenti del territorio. Su tutti il villanovese Matteo Blangero, 17 anni, atleta dello Sci Club Tre Rifugi, già protagonista nel circuito mondiale giovanile.
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«Milita nella nazionale giovanile di ski alp – prosegue Bausone – ma pratica uno sport che di fatto viene trattato come “illegale”, perché oltre al fuoripista abbiamo bisogno talvolta di salire su una striscia di neve battuta, larga anche solo 50 centimetri». Blangero ha conquistato il secondo posto in Coppa del Mondo giovani nella specialità sprint, proprio quella che alle olimpiadi si disputa in pista, a Bormio, sede della discesa libera ai Giochi. «Se deve allenarsi sulle piste di casa – osserva il professore – è costretto a nascondersi come un bandito».
Il nodo è normativo. Esiste infatti una legge che vieta la risalita delle piste, salvo autorizzazione. «Per carità – precisa Bausone – molti comportamenti degli scialpinisti sono sanzionabili e non intendo negarlo. Ma basterebbe un po’ di collaborazione per ottenere grandi risultati. In gran parte d’Europa però la salita in pista è consentita o regolamentata con percorsi dedicati. Anche in Italia non mancano esempi virtuosi: Cervinia, Monterosa, Madonna di Campiglio e San Martino di Castrozza offrono opportunità strutturate per questa pratica».
Dietro a Blangero, punta di diamante del movimento locale, sta crescendo un gruppo di giovani entusiasti. «È uno sport durissimo, che si svolge in un contesto straordinario. Al posto dei soliti schieramenti da social, auspico una soluzione condivisa che permetta a questi ragazzi di allenarsi in serenità e sicurezza, senza dimenticare il rispetto dovuto alla maggioranza degli sciatori», conclude Bausone.
Il malessere serpeggia anche tra gli organizzatori. Marco Testino, trailer e appassionato scialpinista, ha annunciato nelle scorse settimane l’annullamento del IV Memorial Enrico Testino. «La responsabilità è di chi si professa “skialper friendly” solo quando conviene», ha dichiarato. «Sento dire che nessuno si prende più la briga di fare qualcosa e che lo skialp sta morendo. È vero solo a metà: io ci ho messo la faccia, lo Sci Club Tre Rifugi sta lavorando bene, così come gli amici di Upega. Ma se le stazioni iniziano a mettere i bastoni tra le ruote, prima o poi la voglia passa a tutti. Scialpinisti e non».
L’articolo 24 del decreto legislativo 40 del 2021 stabilisce che la risalita delle piste è consentita solo «previa autorizzazione del gestore dell’area sciabile attrezzata o, in mancanza di tale autorizzazione, in casi di urgente necessità». Le risalite devono comunque avvenire mantenendosi il più possibile ai margini della pista, evitando rischi per la sicurezza degli sciatori e rispettando sia le prescrizioni di legge sia quelle stabilite dal gestore. Il confronto resta aperto e la sfida è trovare, in tutto questo, una forma equilibrio che consenta a tutti di vivere la montagna ma con responsabilità.
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