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Fermi tutti: cosa ci facevano quei giovani in Consiglio comunale?

Una folta rappresentanza di associazioni e gruppi per assistere la discussione sul tema del disagio giovanile

Fermi tutti: cosa ci facevano tutti quei giovani in Consiglio comunale?

giovani consiglio comunale

Fermi tutti: cosa ci facevano, la sera di mercoledì 11 febbraio, tutti quei giovani in Consiglio comunale? L'età media del pubblico in sala per l'assemblea era enormemente più bassa di quello che si è abituati a vedere in una qualsiasi riunione amministrativa. Che è è successo?

È accaduto che in Consiglio comunale si discuteva di politiche giovanili e di interventi per la prevenzione del disagio fra i giovani. Il tema è venuto a a galla grazie a un'interrogazione del Centrosinistra. Sul punto, il nostro giornale ha pubblicato ieri un lungo articolo che trovate CLICCANDO QUI.

«Il bisogno di aiuto è serio e reale»

«La richiesta di aiuto è reale. Ciò che emerge, a Mondovì, è una situazione di malessere non diversa da quella che emerge nei giovani dei grandi centri abitati». Chi ci racconta queste cose è l’Associazione “Geronimo Carbonò” che dall’anno scorso si occupa di gestire il punto di ascolto psicologico presso l’ex chiosco-edicola di piazza Della Repubblica, la stazione dei pullman.

Da un paio d’anni, a Mondovì, è attivo il progetto “MonregalYou” che ha portato all’attivazione di uno spazio di ritrovo. Ma al di là di un wi-fi gratis e di un luogo dove poter aspettare il bus “in tranquillità”, ora qui i giovanissimi possono rivolgersi anche per parlare della loro salute mentale. E non è “roba da poco”: «Intercettare le richieste di aiuto è difficile – ci spiega la dottoressa Chiapparo –: la cultura in cui viviamo porta a voler far credere che “vada sempre tutto bene”. Ma non è così. Abbiamo davanti una situazione non diversa da quella delle grandi città: giovani in enorme difficoltà, comunicativa e relazionale».

Chissà quante volte un adolescente si sente dire che “sono tutte balle”, che “da ragazzi siamo stati tutti un po’ male”. «Solo che oggi sono sparite tutte le reti che c’erano una volta: le famiglie sono in crisi e sono isolate fra loro; gli spazi di ritrovo non esistono più. Questo enorme bisogno sta diventando un’emergenza. Qui c’è un problema a monte: l’intera comunità educante deve iniziare a capire che la salute mentale dei giovani è un problema grosso». Un problema che esploderà, nei prossimi anni.

«Serve una rete che coinvolga tutti»

L'assessore Alessandro Terreno: «I dati nazionali parlano di 700 mila giovani che nel 2025 hanno chiesto aiuto soffrendo di ansia o depressione. Ed è la punta dell'iceberg. Il 10% scelgono di chiudersi in un "ritiro sociale". Stiamo parlando di un tema profondo e intenso: quando si parla di disagio giovanile non c'è solo il tema della violenza di strada, ma c'è anche e soprattutto la salute mentale, il benessere.

La città di Mondovì è stata toccata, pochi mesi fa, dalla tragedia di un ragazzo che si è tolto la vita il primo giorno di scuola. A Ceva una giovane ragazza ha tentato il suicidio il mese scorso. Davanti a fatti come questi, cosa può fare una pubblica Amministrazione? Nessun soggetto pubblico può "cambiare le cose" da solo: serve un'alleanza educativa che coinvolga tutti, il Comune, le Scuole, il Sociale e il "terzo settore". Non dobbiamo costruire un perimetro e "difenderlo", ma tessere una rete. Mondovì ha istituito il tavolo delle Politiche giovanili che coinvolge le associazioni e i gruppi locali: quando mi trovo con loro, o con i ragazzi e le ragazze del Circolo delle idee, sento un'enorme energia positiva. Non si può puntare il dito verso di loro e "scaricare la responsabilità" sulle loro generazioni. Vogliamo fare di più: oltre al Centro in via Delle Scuole, oltre all'ex edicola punto-giovani "MonregalYou" col punto di ascolto psicologico, apriremo lo spazio giovani sotto la tettoria dell'area mercatale di piazza Ellero per dare vita a un centro di aggregazione per le iniziative giovanili sul modello di quanto sta facendo Collegno con le "ex lavanderie a Vapore".

Sarà sufficiente? No, certo che no: non è con un bando, con un progetto, che si risolve il problema. Ma se grazie a questi progetti si potrà aiutare anche solo una ragazza o un ragazzo a stare meglio, e forse a salvare una vita, sarà un'enorme vittoria».

«Non dividiamoci mai su questo punto»

Il consigliere Cesare Morandini: «Lo scenario, oggi, è molto serio. Non siamo davanti allo "scontro generazionale" che hanno vissuto alcuni di noi anni fa: le generazioni più giovani "in ribellione" contro quelle più vecchie. Qui si avverte un problema diverso, un malessere interno a una generazione. Non dividiamoci su un tema come questo, non contrapponiamoci. Accogliamo con favore la proposta dello spazio giovani nell'area mercatale».

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