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21 Febbraio 2026 - 08:53
Vigneto con Flavescenza dorata, foto di Regione Piemonte. Nel riquadro, il coordinatore del Comitato, Attilio Pecchenino
Grande partecipazione, sala gremita e platea qualificata nei locali della "Bottega del vino", a Dogliani, per l’incontro dedicato agli aggiornamenti e risultati di monitoraggi e sperimentazioni del Comitato intercomunale doglianese-monregalese, con focus su tignole e flavescenza dorata. Un appuntamento che ha richiamato viticoltori delle Langhe, amministratori locali e numerosi addetti ai lavori, a conferma di quanto il tema delle malattie della vite sia oggi centrale per il futuro del territorio.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco Claudio Raviola, il confronto è entrato subito nel vivo con l’aggiornamento sulla confusione sessuale per il controllo delle tignole.
Confusione sessuale: numeri in crescita e anticipo necessario
Alberto Mondino ha tracciato il quadro regionale: «In Italia siamo arrivati a 70 mila ettari in confusione. In Piemonte il metodo Shinetsu è il più apprezzato, con 2.700 mila ettari. Lavoriamo al progetto confusione dal 2010, da 15 anni». Un percorso lungo, che ha riguardato in particolare Lobesia ed Eupoecilia.
Attilio Pecchenino, coordinatore del Comitato intercomunale, ha rivendicato i risultati ottenuti: «Tutti gli insetti più cattivi li abbiamo tenuti sotto controllo, non solo lo Scafoideo. Grazie agli sponsor oggi abbattiamo del 30% i costi della confusione. Alcuni che non avevano i vigneti in confusione nel 2025 hanno avuto fino al 60% di danno da tignola sull’acino. I cambiamenti climatici stanno agendo sull’insetto patogeno. Continueremo con la confusione perché ci permette di tenere "a freno" la popolazione».
Un passaggio significativo ha riguardato l’adattamento dei feromoni: «Abbiamo studiato un feromone apposta per questa zona, diverso ad esempio da quello del Trentino e quindi che funziona per le due tipologie» ha spiegato Pecchenino, sottolineando la forte incidenza dei cambiamenti climatici.
A entrare nel dettaglio tecnico dei monitoraggi è stato Alessandro De Feo, che ha illustrato i risultati 2025 su sette "vigneti testimone" a Dolcetto, tutti di Dogliani, monitorati da dieci anni per garantire continuità nel confronto. «Si piazzano due trappole per vigneto con un foglio colloso e un erogatore impregnato di feromone che funziona da attrattivo – ha spiegato –. Le catture si controllano settimanalmente, da marzo a ottobre».
Il dato più rilevante? «Nel 2025 la predominante è stata la Lobesia (tignoletta). C’è stata una quarta generazione a ridosso della vendemmia, che non si era mai verificata in precedenza. La prima generazione inoltre ha avuto un picco decisamente importante, rispetto alle successive». Inoltre, rispetto all’anno precedente, «Salta all’occhio l’anticipazione della seconda e terza generazione».
La conclusione è chiara: «Si conferma la presenza di tignoletta rispetto alla tignola, aumento delle catture con picco in prima generazione e comparsa di un quarto picco che prima non esisteva. C’è necessità quindi di anticipare la confusione, per abbassare il primo picco». Un’indicazione operativa che molti viticoltori in sala hanno seguito con grande attenzione.
Flavescenza dorata: più catture, più pressione
Il quadro si è fatto ancora più complesso con l’intervento del professor Alberto Alma dell’Università di Torino (Disafa), che ha presentato i risultati preliminari sulla confusione vibrazionale per il controllo integrato di Scaphoideus titanus.
«Non ci sono ancora i dati completi perché si attendono le nascite dalle uova sui tralci – ha premesso – ma in tre anni di monitoraggio con trappole perimetrali e interne abbiamo dati consolidati. Quest’anno la situazione ci ha spiazzati: c’è stato un incremento del numero di catture dei vettori della flavescenza. Da centinaia siamo passati a migliaia per vigneto».
Un aumento registrato sia ai bordi sia all’interno dei vigneti. «Le temperature più alte anche di notte consentono agli insetti di volare e spostarsi anche quando cala il buio e noi, su questo tema, per ora non abbiamo armi». Un dato che si inserisce in un contesto di cambiamento climatico che sta alterando equilibri consolidati.
Alma ha richiamato con forza l’attenzione sulla gestione agronomica: «È fondamentale gestire le piante malate, i singoli tralci, bisogna tenere pulito, perché se l’insetto non trova la fonte di inoculo non diventa infettivo, almeno nell’immediato». E ha aggiunto un elemento di criticità: «Ci stiamo accorgendo, dai dati, che alcune sostanze attive ora in uso, stanno diventano meno efficaci nei confronti dell’insetto. Per ora comunque non ci sono alternative. È fondamentale la corretta applicazione del principio attivo».
Pecchenino ha ribadito l’impegno del territorio: «Nei vigneti viene fatta una ripulitura come si deve, tre passaggi all’anno per togliere tutti gli infetti. Se così non fosse ci sarebbero danni ancora maggiori».

Alla domanda dal pubblico, se si debba temere per il futuro dei vigneti, Alma ha risposto con realismo: «I vigneti non scompariranno di sicuro. Certamente questa è una malattia con cui bisogna convivere. Ora come ora non abbiamo gli strumenti per eradicarla». La strada è quella di una gestione integrata e continua: «Non sarà una sola strategia ad aiutarci, ci sono più ambiti da portare avanti».
Interessante anche l’apertura alla ricerca su antagonisti naturali, già esplorati in passato in Francia, ma oggi a disposizione con strumenti più sofisticati. E qui il monito, accolto con un mormorio di approvazione in sala: «Venditori di fumo ne abbiamo visti tanti, c’è gente che specula sulle disgrazie altrui. Il miglioramento genetico delle piante, ad oggi, serve per aumentarne, ad esempio, la resistenza alla carenza idrica, ma non risolve il problema delle malattie come la Flavescenza. Un giorno forse ci si potrà arrivare, ma lo stato attuale è questo». Un invito chiaro a diffidare di soluzioni facili e non validate scientificamente.
Strategie 2026 e scenario regionale
Elena Magnetti, del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte, ha illustrato le strategie per il 2026: «La Regione Piemonte ha 8 progetti pilota con oltre 10.400 trappole nel 2025 e più di 600 vigneti». L’incidenza media della flavescenza in vigneto «è molto simile a quella del 2024», segno di una stabilizzazione che però non consente di abbassare la guardia.
L’incontro si è chiuso con le conclusioni di Pecchenino e con un momento conviviale offerto dalla Bottega del Vino Dogliani Docg, a suggellare un confronto serrato ma costruttivo.
Dalla sala è emersa una consapevolezza condivisa: la difesa della vite nelle Langhe passa da monitoraggi puntuali, ricerca seria, collaborazione tra enti e viticoltori e, come ha ricordato il professor Alma, dalla capacità di distinguere tra scienza e “venditori di fumo”. Una sfida tecnica, ma anche culturale, che il territorio sembra deciso ad affrontare compatto.
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