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02 Marzo 2026 - 16:53
Uno degli alberi di piazza Europa e, nel riquadro, Giorgia Meloni
Nuovo capitolo nella battaglia per i dieci cedri di piazza Europa, a Cuneo. Oggi, lunedì 2 marzo, le associazioni del Coordinamento Associazioni Ambientaliste Cuneesi – Legambiente, Pro Natura, Italia Nostra (sezione di Cuneo) e l’Associazione di Piazza in Piazza – hanno inviato una lunga lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al segretario generale della Presidenza, alla segreteria del ministro e alla direzione generale di ISPRA per opporsi al progetto comunale che prevede l’abbattimento dei dieci cedri dell’Atlante, alberi considerati simbolo della piazza.
Da settimane piazza Europa è teatro di una mobilitazione partecipata: striscioni, slogan, interviste a televisioni e giornali, presidi quotidiani. Centinaia di cittadini chiedono che gli alberi – giudicati in buona salute da esperti coinvolti dalle associazioni – non vengano abbattuti nell’ambito del piano di riqualificazione dell’area promosso dal Comune di Cuneo.
Al momento la situazione è in stallo. Dopo l’attivazione del cantiere e le proteste che ne hanno di fatto bloccato l’avvio, si attende ora il pronunciamento del Consiglio di Stato, fissato per giovedì 5 marzo, sul ricorso presentato da associazioni e cittadini.
Nella lettera inviata a Palazzo Chigi, le associazioni ricostruiscono una vicenda iniziata nell’estate 2024. Già il 19 luglio scorso avevano segnalato al Segretariato della Presidenza la presenza in piazza di dieci esemplari “notevoli” di cedro dell’Atlante, chiedendone la salvaguardia.
Secondo quanto riportato, il Segretariato – inizialmente non informato dal Comune circa la presenza dei cedri, definiti dall’amministrazione come semplici “elementi fissi” – aveva chiesto chiarimenti sul loro stato di salute e stabilità. Le risposte fornite dall’ente locale sarebbero state, a giudizio delle associazioni, “prive di fondamento”, come contestato da esperti indipendenti, autori di una relazione tecnica trasmessa agli uffici competenti.
Le associazioni denunciano inoltre la mancanza, a Cuneo, di un Regolamento del Verde urbano, strumento richiesto da quasi vent’anni e che consentirebbe di applicare pienamente le clausole di salvaguardia previste dall’articolo 15 delle Norme di attuazione del Piano regolatore generale in materia di tutela e sviluppo del verde urbano.
Nonostante le osservazioni presentate, sarebbe stato dato il via libera al progetto di riqualificazione, con il conseguente abbattimento dei cedri.
A quel punto, associazioni e Comitato per la difesa dei cedri hanno intrapreso la via legale:
prima al Tribunale di Cuneo, che ha dichiarato il difetto di giurisdizione;
poi al TAR Piemonte, con richiesta di sospensione cautelare della delibera comunale.
In prima istanza il TAR ha rigettato la sospensiva. Decisione impugnata davanti al Consiglio di Stato, che ha invece accolto le istanze dei ricorrenti con un’ordinanza definita dalle associazioni “illuminante” per il richiamo ai principi costituzionali e ambientali a tutela degli alberi.
Successivamente, però, il TAR Piemonte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il progetto. Una sentenza che, secondo i firmatari della lettera, non entra nel merito delle questioni sollevate, ignorando – sostengono – riferimenti all’articolo 9 della Costituzione, alle normative europee sulla tutela ambientale e alla protezione della salute pubblica.
Nuovo appello è stato quindi presentato al Consiglio di Stato, con ulteriore istanza di sospensione dell’avvio dei lavori. La sospensiva è stata respinta, ma con la motivazione che la sentenza definitiva sarebbe arrivata a breve, appunto il 5 marzo. Una decisione che ha spinto l’amministrazione ad attivare il cantiere, provocando un’immediata e massiccia mobilitazione cittadina che ha portato, per ora, al blocco dei lavori.
Uno dei punti centrali della lettera riguarda il valore dei cosiddetti servizi ecosistemici forniti dagli alberi: ombreggiamento, mitigazione delle ondate di calore, assorbimento di CO₂ e inquinanti, benefici paesaggistici e sanitari.
Le associazioni citano il decreto ministeriale 10 marzo 2020, che richiama l’importanza della “protezione del capitale naturale e del valore dei servizi ecosistemici”, sostenendo che la sostituzione dei cedri con nuove piantumazioni non compenserebbe la perdita se non dopo decenni, in un contesto climatico in rapido peggioramento.
Per questo hanno preannunciato al Comune una richiesta danni – ambientale, erariale, paesaggistico e sanitario – quantificata in almeno 2 milioni e 500 mila euro, cifra che non includerebbe l’ulteriore perdita legata all’eliminazione di circa 50 arbusti.
Nel documento si richiama inoltre la sentenza 9178/2022 del Consiglio di Stato (“Non si tagliano alberi senza validi motivi – Il rischio zero non esiste – Alberi fondamentali per la nostra vita”), che avrebbe affermato principi stringenti sulla necessità di motivazioni solide prima di procedere all’abbattimento di alberi.
Le associazioni citano anche la recente riunione del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico presso il Ministero dell’Ambiente, in vista dei Piani di ripristino previsti dalla Nature Restoration Law europea, come segnale di una crescente sensibilità istituzionale verso la tutela del patrimonio arboreo urbano.
“I nostri cedri sono fra questi”, scrivono, sottolineando il valore non solo ambientale ma anche storico, culturale e affettivo degli alberi di piazza Europa.
Con la lettera del 2 marzo, il Coordinamento chiede alla Presidenza del Consiglio di riconsiderare con urgenza la vicenda, avviando un confronto con l’amministrazione comunale per individuare soluzioni alternative che consentano la riqualificazione della piazza senza sacrificare i dieci cedri.
Ora l’attenzione è tutta rivolta alla decisione del Consiglio di Stato. Dal verdetto del 5 marzo dipenderà il futuro degli alberi simbolo di piazza Europa e l’esito di una delle mobilitazioni ambientaliste più partecipate degli ultimi anni a Cuneo.
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