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04 Febbraio 2026 - 12:34
Un frame della testa del corteo prima degli scontri, nel riquadro Ab Amajou
«Ho partecipato alla manifestazione, ma non so chi fosse quella gente che poi si è scontrata con la Polizia. Mi sono anche avvicinato a uno di loro per chiedere, mi ha risposto in inglese». Il racconto è quello di Abderrahmane Amajou, attivista e presidente di Action Aid Italia, ex consigliere comunale a Bra e che per qualche anno, nei suoi primi tempi in Italia, ha vissuto anche a Carrù.
Lo avevamo già conosciuto come membro della Global Sumud Flotilla. Amajou era stato nell’occasione tra i volontari bloccati e arrestati il 1° ottobre 2025 da Israele, per poi essere rilasciato e fatto rientrare in Italia. La scorsa domenica ha partecipato alle manifestazioni di Torino pro Askatasuna, terminate poi nel modo peggiore.
Una giornata che, come scrive lui stesso sui propri canali social, «va raccontata con onestà e l'onestà richiede tempo e pazienza». Ab Amajou ha filmato e raccontato le varie fasi in un video, esprimendo prima di tutto la solidarietà al poliziotto ferito: «Quelle martellate avrebbero potuto ucciderlo. È inaccettabile andare alle manifestazioni con l’intenzione di colpire. Con il volto coperto!i Ieri ho discusso in modo accesso con uno di loro. Vicinanza anche a quell’anziano colpito duramente: lo Stato deve garantire sicurezza senza mai eccedere».
«Il corteo – continua Amajou – si è svolto in modo pacifico, con un clima di partecipazione e di richiesta di giustizia. È sbagliato descrivere un’intera manifestazione come violenta per venti minuti finali. Un gruppo si è staccato chiaramente, preparato allo scontro, e non rappresenta le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente. Quella violenza fa il gioco del governo e cancella il messaggio politico: Palestina, giustizia, diritti, spazi di partecipazione. E fa male sapere che tante persone oggi rinunciano a scendere in piazza per paura di questi criminali che andrebbero cacciati dai cortei».
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Oltre la testa del gruppo si respirava infatti un clima completamente diverso rispetto al corteo. «Nell’aria c’è tensione, la sensazione netta è che stia per succedere qualcosa», dice Amajou mentre filma. «Si vedono persone vestite con il casco, altre con cappucci neri: non so chi siano, ma appaiono estremamente coordinate e organizzate».
Anche la Polizia è visibilmente preoccupata. «"Ma chi sono questi?", si chiedono in molti. Uno degli uomini davanti al gruppo mi ha intimato di non fare video o fotografie. Gli ho chiesto da dove arrivassero, ma mi ha risposto soltanto in inglese. Ho provato a dirgli che non era questo il modo di manifestare. La sua risposta è stata secca e ripetuta: “This is the way, this is the way”».
Pochi minuti dopo, sono scoppiati i violenti scontri con la Polizia. È notizia di oggi invece la messa ai domiciliari del 22enne originario della provincia di Grosseto arrestato dalla Digos perché sospettato di avere preso parte all’aggressione al poliziotto dopo il corteo pro Askatasuna. Sono stati invece scarcerati con obbligo di firma altri due arrestati per gli incidenti avvenuti. Erano stati fermati per resistenza a pubblico ufficiale.
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