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Un cammino di fede e ascolto: il vescovo Egidio comincia la visita pastorale a Villanova Mondovì

A Villanova Vespro solenne celebrato dal vescovo, alla presenza dei sacerdoti della zona Pastorale Pesio ed Ellero

A Villanova la celebrazione d'apertura della visita pastorale

Venerdì sera si è ufficialmente aperta la visita pastorale del vescovo di Mondovì Egidio Miragoli presso la zona delle valli Pesio ed Ellero. Una zona composita, che comprende la montagna e la pianura, ricca di comunità e di realtà molto diverse tra di loro. La celebrazione di apertura si è tenuta presso la Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo a Villanova Mondovì, alla presenza dei sacerdoti della zona e del vicario zonale, don Giampaolo Laugero.


Il vescovo Egidio ha presieduto la celebrazione del vespro solenne, che si è aperto recitando la preghiera della visita pastorale. 

«Nel successore degli Apostoli è, dunque, Gesù che visita la sua Chiesa e la custodisce – ha detto mons. Egidio nella sua omelia –. Una identificazione carica di conseguenze, come del resto ricorda Gesù stesso quando rivolgendosi ai discepoli dice: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (Mt 10,40).

Ovviamente, avvertire su di sé queste parole così solenni e impegnative, sentirsi ricordare che si è “successore degli Apostoli” e addirittura “immagine di Gesù” è qualcosa che intimorisce, che carica di responsabilità e che fa tremare i polsi.

Chi abbia il senso dei propri limiti, non può che domandarsi se sia degno e capace di tanto grande compito. Perciò, forse anche per questo, dentro la visita pastorale non poca importanza riveste la preghiera per il vescovo. Nella comunione fraterna, si rafforza una relazione: voi popolo di Dio chiedete al Padre che il vescovo che Egli vi manda sia all’altezza del significato stesso della sua venuta fra voi. E il vescovo, pur conoscendo le proprie povertà, prega con voi e per voi, perché in lui riceviate il conforto e l’aiuto che attendete».

«Personalmente ho maturato una convinzione – ha proseguito –: come il parroco non può dire di conoscere realmente la sua parrocchia se non la visita capillarmente con la benedizione delle case, ascoltando le persone e parlando e ascoltando, così il vescovo non potrà conoscere se non compirà il gesto di “uscire” e stare fra la gente, per le strade, dove uomini e donne vivono, lavorano e trascorrono la loro vita. Solo così le strade, i paesi, le chiese “ci parleranno”, e noi potremo dialogare con la gente con maggior consapevolezza e prossimità. Attraverso l’insuperata esperienza dell’incontro autentico, personale, fatto di gesti, sguardi e parole. Papa Francesco ci ha abituati all’espressione “Chiesa in uscita”. Nulla di nuovo, se non l’espressione. Il contenuto è ciò che da sempre la Chiesa, e la nostra tradizione italiana, specialmente nei suoi ministri, ha fatto e cerca di fare, adempiendo al mandato di Gesù: “Andate!”, che è indubbiamente più evangelico e fruttuoso dello “stare” ad accogliere solo chi arriva a noi».

«Carissimi, il contesto e i partecipanti di questa sera, mi hanno suggerito di evidenziare alcuni tratti della visita pastorale in rapporto soprattutto alla comunità cristiana. Ma come già ho avuto modo di dire e di fare nelle Zone precedenti, la visita, se gradita e possibile, potrà raggiungere anche istituzioni laiche e persone non necessariamente dell’ambiente ecclesiale. Fin d’ora porgo a tutti il mio più cordiale saluto e un grazie anticipato per l’accoglienza e gli incontri che mi saranno permessi.

Ovviamente il vescovo non ha e non può avere nessuna pretesa, né del resto io pretendo di essere ricevuto in nome della mia persona. Invece, porto Cristo e il suo messaggio di amore, fraternità e salvezza, e in quest’ottica credo che ogni incontro possibile potrà essere un dono: certamente per me ma, devo credere, anche per i miei interlocutori. Non perché hanno di fronte me, ma perché sentono me parlare di Cristo, proclamatosi Via Verità e Vita

La Chiesa che accoglie, è bello se viene a sua volta accolta, quando porta la sua parola di speranza. Tanto più in tempi di grande smarrimento, nei quali non c’è età che non patisca, dai giovani così fragili e ansiosi, ai vecchi sovente dimenticati e soli, Gesù di Nazaret ha ancora o di nuovo qualcosa da dire, proponendo un messaggio di pace, di perdono, di sacrificio, di solidarietà, di unione e di reciproco aiuto; profilando un orizzonte di senso collettivo di cui oggi c’è tanto inconsapevole bisogno».

Non è mancato, poi, un richiamo alla tragedia che si sta consumando in Medio Oriente: «Iniziamo insieme questa esperienza della Visita pastorale mentre l’anno giubilare volge al termine, in un giorno in cui il mondo intero sembra tirare un respiro di sollievo per la pace che si profila in terra di Palestina. Ringraziamo insieme il Signore. L’anno giubilare voleva essere per tutta la Chiesa un anno di Speranza. Questa è stata l’intuizione di papa Francesco nella convinzione che questo più di ogni altra cosa serva alla cristianità e al mondo. Vogliamo vedere negli accordi appena stipulati un segno di speranza per il mondo. Come sapete aiuteremo anche concretamente le popolazioni di Gaza, tramite il patriarca Pizzaballa,  con la colletta che abbiamo attivato in questi mesi e che invito a considerare con generosità. Anche noi vogliamo essere speranza per quegli uomini e per quelle donne, per i loro bambini. In questo frangente le parole, nel nostro ambito, servono a poco. Ora serve soprattutto generosità e preghiera». 

La visita pastorale comincerà con la comunità peveragnese e con le parrocchie rette da don Luca Giaccaria. Nel pomeriggio di sabato 11 ottobre alle 18.30 il vescovo sarà nella parrocchia di San Giovanni, domenica 12 ottobre alle 9 celebrerà Messa a Montefallonio, alle ore 11 sarà nella Parrocchiale di Santa Maria nel concentrico di Peveragno. Nel pomeriggio alle ore 15 è previsto un momento di preghiera al Cimitero. Ulteriori appuntamenti proseguiranno nel corso della settimana. Il programma è disponibile a questo link.

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