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08 Gennaio 2026 - 06:05
In foto Roberto Mezzalama, presidente del Comitato
Aria più pulita in Piemonte oppure no? Il comunicato rilasciato dalla Regione Piemonte sottolineava lo straordinario risultato del 2025 per quanto riguarda i livelli di biossido di azoto (per la prima volta rispettato il valore limite annuale) e delle polveri sottili.
Ma c'è chi sul tema ha un'altra posizione e va all'attacco. Il Comitato Torino Respira è nato nel 2018 a sostegno di un esposto alla magistratura presentato da un cittadino nei confronti delle istituzioni preposte alla tutela della qualità dell’aria che aveva dato il via all'indagine della magistratura. Ora interviene a gamba tesa sul tema.
«Anche se ormai le mezze verità o i “fatti alternativi” stanno diventando la regola a tutti i livelli - si legge nella loro nota stampa -, come cittadini responsabili non possiamo rassegnarci a una parziale rappresentazione della verità, soprattutto quando c’è di mezzo la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine».
Sulla base degli stessi dati Arpa ecco che quindi propongono un'altra verità: «Quella che il presidente Cirio e l'assessore Marnati non raccontano».
Secondo il Comitato, nel 2025 «nelle tre stazioni Arpa che misurano il particolato fine, il PM2,5, si sono registrati superamenti del limite dell’OMS per la tutela della salute per 145 giorni a Lingotto, 165 giorni a Rebaudengo e 147 giorni a Rubino. In pratica per oltre un giorno su tre i torinesi hanno respirato aria insalubre grazie al PM2,5».
Se confrontiamo questi dati con i limiti della nuova direttiva sulla qualità dell’aria, più alti dei criteri dell’OMS, «i superamenti diventano 92 a Lingotto, 99 a Rebaudengo e 93 a Rubino, contro un limite massimo di 18 giorni all’anno. E questi sono i limiti che la Regione deve rispettare entro il 2030».
«Questi dati - sottolineano - sono peggiori di quelli del 2024 quando i superamenti dei criteri OMS erano stati 146 a Lingotto, 158 a Rebaudengo e 124 a Rubino, mentre i superamenti dei limiti della nuova direttiva erano stati 89 a Lingotto, 87 a Rebaudengo e 75 a Rubino».
Dalla Regione un maxi intervento per rigenerare gli spazi urbani, ridurre l’inquinamento e rendere le città più vivibili entro il 2030: scuole “car-free”, zone 30, piste ciclabili e piazze più verdi
«Se guardiamo all’ozono, uno degli inquinanti estivi più pericolosi per la salute e al centro di una specifica campagna di monitoraggio civico del Comitato Torino Respira, la situazione a Torino non solo non migliora, ma peggiora sensibilmente. Nel 2025 il numero di giorni di superamento dei valori obiettivo previsti dalla legge è salito a 46 giorni nella stazione del Lingotto e addirittura a 69 giorni a Rubino. Numeri nettamente superiori a quelli del 2024 (36 giorni al Lingotto e 48 a Rubino) e ben oltre il limite di 25 giorni stabilito dalla normativa, superato in entrambi i casi di oltre il doppio.
Anche per quanto riguarda il biossido di azoto (NO₂), la narrazione di una situazione “sotto controllo” non regge. Pur rientrando formalmente nei limiti di legge attualmente in vigore, le concentrazioni hanno superato i criteri di tutela della salute indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gran parte dell’anno: 322 giorni a Rebaudengo, 250 alla Consolata, 214 al Lingotto e 193 a Rubino. Nel 2024 questi superamenti erano appena accennati, segno di un chiaro peggioramento.
Le differenze tra un anno e l’altro non possono essere liquidate con spiegazioni semplicistiche. È vero che le condizioni meteorologiche incidono sulla qualità dell’aria e variano di anno in anno, ma pesa sempre di più anche il cambiamento climatico, che rende le estati più calde e soleggiate – favorendo la formazione di ozono – e gli inverni più miti, riducendo i giorni in cui gli inquinanti tendono ad accumularsi».
Conclusione? «L’inquinamento atmosferico è un fenomeno complesso e va affrontato come tale. Alcuni indicatori mostrano segnali di miglioramento, altri restano critici o peggiorano. Selezionare solo i numeri più favorevoli per costruire una narrazione rassicurante è un atteggiamento scorretto, perché allontana la città dalle soluzioni di cui ha bisogno».
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