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23 Gennaio 2026 - 11:17
Ieri, 22 gennaio 2026, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che recepisce in Italia la recente modifica della Direttiva Habitat dell’Unione europea relativa allo status di protezione del lupo. Con questa pubblicazione la specie passa da “rigorosamente protetta” a “protetta”, recependo l’aggiornamento deciso a livello europeo che modifica l’allegato D ed E del D.P.R. 357/1997.
La novità normativa – frutto di un iter iniziato nel 2025 con l’adozione da parte del Parlamento e del Consiglio europeo – introduce maggiore flessibilità nella gestione della specie sul territorio italiano. Il decreto, firmato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, modifica gli allegati della normativa italiana per allinearla alla nuova classificazione prevista dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Berna.
Dal punto di vista giuridico, il passaggio dalla categoria di specie strettamente protetta a quella di specie protetta non significa che il lupo diventi automaticamente cacciabile: resta vietato qualsiasi intervento che possa compromettere lo stato di conservazione soddisfacente della popolazione selvaggia. Tuttavia, la classificazione “protetta” permette ora agli enti locali e alle Regioni di adottare misure di gestione più flessibili, compresi interventi di prelievo controllato in condizioni ben definite.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha riacceso il dibattito politico e ambientale. In alcune Regioni, come le Marche, l’esecutivo regionale ha già annunciato l’avvio di piani di gestione e monitoraggio dei lupi, sottolineando che la nuova normativa affida agli enti territoriali una parte significativa del processo decisionale.
WWF Italia ha espresso critiche nei confronti del provvedimento, giudicandolo “ulteriore passo verso il declassamento del lupo in Italia”. Secondo l’organizzazione ambientalista, pur riconoscendo che il decreto recepisce una decisione già adottata a livello europeo, la misura non cambia automaticamente nulla sul terreno e non autorizza “un via libera alla caccia al lupo”.
Il WWF sottolinea come, affinché il declassamento diventi effettivo nella pratica giuridica, sia necessaria la modifica della legge 157/92, nella quale il lupo è ancora definito come specie rigorosamente protetta. Senza questo intervento, secondo l’associazione, il nuovo status resta “privo di efficacia reale”.
L’associazione evidenzia inoltre che l’abbattimento dei lupi non rappresenta una soluzione ai conflitti tra uomo e fauna selvatica: le perdite legate alla predazione sui capi di bestiame costituiscono una quota molto bassa dei danni complessivi e non giustificano un allentamento della tutela. Secondo il WWF, la convivenza reale si costruisce attraverso strumenti di prevenzione, monitoraggio accurato delle popolazioni e piani di gestione basati sui dati scientifici, piuttosto che su strappi normativi ideologici.
La pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale segna un punto di svolta nel quadro normativo italiano di protezione del lupo. Tuttavia, come evidenziano sia i media nazionali sia le associazioni ambientaliste, l’effetto pratico della modifica dipenderà dalle scelte attuative delle Regioni e dalla possibilità di aggiornare le normative nazionali. Il dibattito su come conciliare tutela della biodiversità e gestione dei conflitti con le attività umane resta aperto.
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