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12 Febbraio 2026 - 14:29
Tre piccoli Comuni allineati: Cigliè, Murazzano e Rocca Cigliè. Nel riquadro, Luigi Ferrua. Foto di Marco Aimo
Meno di duecento abitanti, alle porte dell’Alta Langa, un paesaggio curato e silenzioso che attira nuovi residenti in cerca di qualità della vita. Ma anche un equilibrio fragile, fatto di numeri ridotti e servizi sempre più difficili da garantire. Rocca Cigliè è uno dei tanti piccoli Comuni piemontesi che ogni giorno fanno i conti con una domanda semplice e allo stesso tempo complessa: come restare un paese vivo?
«A fine anno abbiamo fatto un bilancio della situazione socio-economica del nostro Comune e sono emerse chiaramente alcune carenze» spiega il sindaco Luigi Ferrua. «Dal punto di vista residenziale cerchiamo di tenere: ci sono stati spostamenti, qualche immigrazione e qualche emigrazione, tre decessi e due nuove nascite. Il problema vero, al netto dell’invecchiamento della popolazione, è la difficoltà a mantenere anche i micro servizi».
I numeri raccontano una realtà comune a molte realtà dell’entroterra. Al 31 dicembre 2025, Rocca Cigliè conta 125 residenti, di cui 13 cittadini stranieri, in prevalenza provenienti dal nord e dall’est Europa. Un dato significativo riguarda il fatto che circa un terzo della popolazione abbia scelto di trasferirsi qui senza legami familiari o storici con il paese, attratta dalla tranquillità, dal paesaggio, dal costo contenuto delle abitazioni e dalla vicinanza alla Fondovalle, che consente di raggiungere Ceva, Carrù e Mondovì.
Una condizione favorevole, però, soprattutto per chi è autosufficiente e dispone di un mezzo proprio. «Per gli anziani o per le persone più fragili le difficoltà aumentano – sottolinea Ferrua –. Non abbiamo alcuna linea di trasporto pubblico locale che attraversi il paese, fatta eccezione per il servizio scolastico verso le Scuole superiori. Questo limita fortemente la possibilità di restare».
Altro nodo critico è quello dei generi di prima necessità. «Abbiamo provato più volte ad aprire un negozio di alimentari, ma i numeri sono troppo esigui – racconta il sindaco –. Tra deperibilità dei prodotti e costi di gestione, tenere un esercizio fisso è complicato». L’Amministrazione sta ora lavorando a una nuova formula, in collaborazione con attività già esistenti nei paesi vicini: consegne due giorni a settimana, in un locale comunale o direttamente a domicilio. Una soluzione di compromesso, che punta a garantire l’essenziale senza gravare su bilanci insostenibili.
Sul fronte economico, negli ultimi anni Rocca Cigliè ha visto arrivare nuove aziende, soprattutto dalla bassa Langa, grazie anche al progetto di recupero dei terreni incolti avviato nel 2015. «È positivo che i terreni vengano ripuliti e rimessi in produzione, e per questo ringraziamo chi investe – dice Ferrua. –. Ma per lo sviluppo del paese servirebbe ora un’interazione maggiore: magari soluzioni per far risiedere qui gli operai, oppure investimenti che coinvolgano di più la comunità. Un’azienda ha acquistato anche un immobile, e questo potrebbe aprire nuove possibilità».
Anche il turismo, pur rappresentando una risorsa, resta prevalentemente stagionale. I visitatori che scelgono la Langa meno conosciuta portano vivacità per alcuni mesi, senza però garantire una presenza stabile in grado di sostenere servizi e attività durante tutto l’anno.
L’analisi dell’Amministrazione comunale porta a una conclusione chiara: da soli, i piccoli Comuni faticano. «Servono soluzioni condivise tra più Enti» afferma il sindaco, che è anche in Unione Montana di Ceva. «La riorganizzazione sovracomunale dei servizi è un percorso complesso, condizionato dalle distanze e dalle risorse limitate, ma oggi è imprescindibile».
La sfida è evitare che paesi come Rocca Cigliè diventino solo un insieme di seconde case o una riserva produttiva al servizio di altri territori. «Garantire i servizi essenziali è fondamentale perché la comunità non muoia – conclude Ferrua –. Non possiamo arrenderci: solo con collaborazione, visione e politiche mirate i piccoli Comuni possono continuare a essere luoghi autentici, vissuti tutto l’anno».
Un messaggio che parte da un paese di 125 abitanti, ma riguarda un’intera Italia fatta di borghi, colline e comunità che chiedono di non essere lasciate sole.
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